Alberto Forte
La psichiatria come forma d’arte in mezzo alla natura
11/10/2019
bioedilizia
La bioedilizia e il nostro futuro ecosostenibile
18/10/2019
social

Stefano Bernardeschi: l'anti-social manager per eccellenza

Una chiacchierata con Stefano Bernardeschi, social manager e fondatore di Romagnoli, popolo eletto, ovvero: quando il politicamente scorretto diventa stile

Mattino. Zona sud di Milano. In una casa di ringhiera al piano terra Stefano Bernardeschi fuma e si rilassa dopo la sua corsetta quotidiana di dieci chilometri. La sera prima ha avuto la registrazione di Diritto e Rovescio, la trasmissione di Rete4 per cui segue i social e «si è sfiorata la rissa tra vegani e Cruciani». Me lo racconta ridendo e realizzo che sembra più giovane di quello che è. Addosso ha una maglietta della sua pagina Facebook e i pantaloncini da bagnino, vero simbolo macho della sua terra: la Romagna. Parla come una mitraglia, gesticola e mima le sue espressioni, sembra un personaggio visionario di Palahniuk.

«Vedi, io sono andato oltre Umberto Eco… Lui diceva che Facebook ha dato voce a quelli che prima stavano rilegati nei bar. Io sostengo che è ancora peggio: ha dato voce anche a quelle persone che nei bar venivano messe a tacere in due minuti con urlacci e tafferugli. Oggi quelli lì hanno un account su Facebook… e parlano! Capisci che mostri che ci sono? Nemmeno ai bar!».

Adoro la schiettezza e la semplicità, qualità che non fanno che incuriosirmi di Bernardeschi, un anti social manager di cui c’è sempre più bisogno, vista la diffusa malattia omologatrice che ha generato la nostra assuefazione a Facebook.
Anni fa quando navigavo su MySpace o sul primo Tumblr, la sensazione era di pura ebbrezza. Si trattava di esplorazione libera, senza pregiudizi. Poi sono arrivati gli status e i miliardi di utenti di FB e lì il divertimento è finito. Abbiamo assistito in poco tempo a un piallamento verbale, al noioso politicamente corretto che invade le bacheche, tranne le eccezioni.

Bernardeschi è assolutamente una di queste eccezioni grazie alla sua pagina di maggior successo: Romagnoli, popolo eletto. La mise su dieci anni fa («In anni social devi moltiplicare per sette, come gli anni dei cani»), quando ancora la funzione delle Pagine su Facebook era praticamente sconosciuta e oggi conta quasi 120mila follower a cui aggiungerne altri 50mila su Instagram «in costante e crescente aumento».


In anni social devi moltiplicare per sette, come gli anni dei cani


Una pagina del genere per aver successo deve essere animata da una grande passione. Qui non funzionano tutti quei discorsi fighetti da agenzia, la ricerca del “cool” modaiolo del momento: qui funziona solo la comunità. La Romagna è una terra identitaria, fondata sull'autostima e sulla consapevolezza che la propria casa è il posto più bello del mondo. Perché chiamarsi popolo eletto altrimenti? «Degli ebrei mi è sempre piaciuto che non hanno mai rotto le scatole dicendo agli altri di convertirsi alla loro religione. Ti dicono: la nostra è l’unica via, se non vi piace… attaccatevi! Il romagnolo è esattamente così».

Facebook è sempre più simile alla realtà, la terra del campanilismo settario. Bernardeschi l’ha capito e ha chiamato all'adunata questa comunità di cui oggi è il dio indiscusso. I suoi ad esempio lo sostengono nella lotta politicamente scorrettissima contro i ciclisti a cui dedica meme denigratori e insulti perché sono visti come un «fenomeno endemico» che impesta le strade. «Il motivo del nostro successo è la coerenza con i temi della Romagna. Nessun romagnolo ha vissuto come off topic la lotta ai ciclisti».

Per risposta i ciclisti lo odiano e lui li banna, senza alcun rimorso etico. «Sono 9 anni che li banno. Per ogni ciclista che perdo arrivano 50 nuovi follower. I miei fan hanno continuato a salire negli anni. È come nei bar: arriva un gruppo di attacabrighe e tutto il resto del bar gli fa capire che non deve tornare più. Si crea un equilibrio. Nella vita purtroppo non possiamo bannare le persone ma nei social sì. Son talmente abituato a bannare che mi trovo in difficoltà a gestire il mio account personale in cui non ho il potere illimitato dell’amministratore di una pagina».

Stefano Bernardeschi è esattamente come te lo immagini: un assalitore, un pirata. Sono queste le doti che rendono un social manager diverso dagli altri. Non ha mai finito l’università, non ha studiato comunicazione, tuttavia ha sempre avuto questa dote di capire i tempi. Il suo video Cesena is burning, uno dei primi video-meme replicati in tutte le città divenne virale e gira ancora oggi. Romagnoli popolo eletto nasce come prolungamento di quel video.

Era una anonima pagina «fino al giorno in cui una vignetta che oggi chiameremmo meme è diventata virale. Era politicamente scorretta così come è stata sempre la Pagina e come sono io. Ai tempi giravano queste prime immagini virali e io sfruttai una mappa dell’Europa per far vedere come la intendevano i romagnoli. Da Trieste in là solo figa, in Africa tutti marocchini». Quella vignetta oggi è addirittura sulle magliette di Romagnoli popolo eletto che da un anno sono in vendita sul sito.


Ti ricordi la social manager dell’Inps che blastava gli utenti? Se avesse fondato un partito il giorno dopo avrebbe preso il 90%

«Questa estate dopo 9 anni ho iniziato a guadagnare come influencer per la Pagina andando per le sagre romagnole. Ero pagato da 11 pro loco per andare alla sagra, mangiare gratis e fare un meme al giorno. La sfida era che facesse ridere. Era difficile vista la committenza così stretta ma il numero dei like era solo leggermente inferiore ai miei post normali. Fai in un attimo a sputtanarti ma anche lì ho mantenuto la coerenza perché non c’è niente di più romagnolo della sagra di paese. E io potevo parlare ai giovani in dialetto, portare avanti la mia passione per la tradizione». E ce l’ha fatta.

Guardando oltre l’apparenza dello “sborone” Bernardeschi è quasi un intellettuale. Vive a Milano, fa il social media manager a Mediaset e continua a divertirsi gestendo Pagine. Ne ha anche un’altra (Cesena di una volta, 15 mila fan), dedicata alla sua città, alle tradizioni, al mondo contadino e questo lo rende uno strambo filantropo. Bernardeschi è una sorpresa continua, uno che out of the blue se ne esce con delle intuizioni alla Gordon Gekko.

«Io mi sto spingendo così in là che sto teorizzando una forma di marketing. Il marketing oggi è il regno della democrazia cristiana e del perbenismo. La disciplina di cui parlavo è oro in quel linguaggio e genera una fandom che è superiore alla perdita di qualche follower. Ti ricordi la social manager dell’Inps che blastava gli utenti? Se avesse fondato un partito il giorno dopo avrebbe preso il 90%. Perché la gente apprezza questo atteggiamento. Se il marketing ha bisogno dell’attenzione delle persone, oggi nel 2019 dopo dieci anni di esaurimento da Facebook, quell’attenzione oggi è traducibile in disciplina».

Il bello di parlare con quelli come lui, quelli su di giri, è entrare nella loro ebbrezza. Lo sai che nel mondo vero è quasi vietato, ma tutti amiamo delle gite nelle menti libere degli altri. E quando ne usciamo non facciamo che ripeterci: e se avesse ragione su tutto?

Condividilo con i tuoi amici!
Ray Banhoff
Ray Banhoff
Scrivo e scatto foto. Ho pubblicato "Fie". Il mio nuovo libro si chiama "Vasco Dentro – prova ad essere me".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *