The Fountain #1 – Il lavoro come forma di resistenza e di vita
16/03/2020
Rick Naldi: la moda passa, lo stile resta
15/04/2020

Ecco perché lo smart working non è il telelavoro

Negli ultimi giorni abbiamo sentito parlare spesso di smart working, ma di che cosa si tratta? E che significato ha per i lavoratori autonomi?

Lo smart working, in estrema sintesi, è una dimensione del lavoro che – sfruttando la mobility, la unified communication & collaboration e il social computing – permette la continuità operativa da casa del lavoratore, e quindi del business.

Ma comprendere fino in fondo cosa sia lo smart working richiede un minimo di attenzione perché non è così intuitivo come può sembrare.


Adottare lo smart working non vuol dire soltanto lavorare da casa e utilizzare le nuove tecnologie: lo smart working non è il telelavoro


Lo smart working è davvero una rivoluzione culturale?


L’Osservatorio del Politecnico di Milano lo definisce ”una nuova filosofia manageriale fondata sulla restituzione alle persone di flessibilità e autonomia nella scelta degli spazi, degli orari e degli strumenti da utilizzare a fronte di una maggiore responsabilizzazione sui risultati”.

Per andare al succo del discorso, lo smart working è una filosofia del lavoro che è figlia di quella cultura anglosassone che vede nell'efficienza il totem da rispettare; e la sua assimilazione da parte nostra non potrà che avvenire inglobando, nel bene e nel male, aspetti legati alla cultura italiana.

Di fatto, non credo si tratti di una vera e propria rivoluzione culturale come viene presentata quasi ovunque o di un capovolgimento che stravolge il mondo del lavoro subordinato, ma di un concetto organizzativo e di processo che può essere adottato anche in situazioni di emergenza come quella attuale.

Molto probabilmente, come sostiene un’analisi del MIT Technology Review (analisi costruita su una simulazione dell’Imperial College di Londra), lo smart working è una modalità di lavoro che, a causa del Coronavirus, accompagnerà la vita di tutti per un periodo che al momento è impossibile determinare, portando a una ulteriore esplosione di quella che Lauren Smiley ha definito Shut-in Economy (letteralmente “economia chiusa”, o meglio “economia tra i confini”, e che fa riferimento a tutto ciò che è on demand).

Di sicuro, lo smart working non è una mera questione di strumenti (pc, connessione veloce, piattaforme e app dedicate come ad esempio Microsoft Teams).

Oltre alla forma c'è il contenuto: è necessario delineare un metodo, plasmarlo sulle proprie esigenze e testarlo per affinarlo in relazione agli scopi prefissati.


Non può esserci smart working senza le adeguate tecnologie in grado di concretizzare le sue pratiche


Insomma, bisogna sempre tener presente che adottare lo smart working non vuol dire soltanto lavorare da casa e utilizzare le nuove tecnologie: lo smart working non è il telelavoro, ma è anche, e soprattutto, un paradigma che impatta qualsiasi modello di leadership e di organizzazione, un paradigma utile per irrobustire il concetto di collaborazione.

In questo senso, il classico ufficio muta per esigenze che potrei definire antropo-tecnologiche in una forma che si sposa con le logiche dell'open access, diventando uno spazio lavorativo che favorisce la collaborazione e quindi anche la creatività delle persone, generando relazioni che oltrepassano i confini aziendali e che stimolano nuove idee.


Abbiamo già avuto modo di notare come i lavoratori autonomi che hanno creduto nel potenziale della tecnologia digitale abbiano raggiunto risultati inimmaginabili


Per quanto riguarda i freelance worker, essendo quest'ultimi una categoria abituata a lavorare autonomamente da casa e a relazionarsi con le varie aziende in qualità di collaboratori esterni per un determinato periodo, lo smart working ha a che fare con una dinamica che prevede non solo il contatto con i propri clienti (piccole e medie imprese, professionisti di altri settori o persone comuni), ma anche con l'attività di personal branding, fondamentale per acquisire con continuità nuovi clienti.


Smart working e digital transformation sono elementi astratti che dovrebbero muoversi come se fossero due atlete di nuoto sincronizzato


Smart working come misura da adottare in casi di emergenza


Come ha ribadito Mariano Corso, responsabile scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, "lo smart working non può essere la soluzione per 'bloccare' l’epidemia ma, con l’impegno di tutti, può rappresentare una misura per ridurre rischi, attenuare disagi e contenere gli enormi danni economici e sociali che questa emergenza rischia di causare. I lavoratori, e soprattutto coloro che sono già smart workers, devono restituire il credito di fiducia dimostrando autonomia, impegno e senso di responsabilità".

Smart working e trasformazione digitale


Che peso ha la tecnologia nello smart working?

Beh, è evidente che smart working e digital transformation sono elementi astratti che dovrebbero muoversi come se fossero due atlete di nuoto sincronizzato o di qualsiasi altra disciplina tecnico-combinatoria, perché non può esserci smart working senza le adeguate tecnologie in grado di concretizzare le sue pratiche.

La cosiddetta rivoluzione digitale ha innovato il mondo del lavoro, non tanto per l'importanza attribuita alla flessibilità, ma anche per la sua capacità di offrire a tutti i professionisti di qualsiasi categoria nuovi segmenti da sviluppare e nuovi tracciati da percorrere, soprattutto per quelle persone che hanno voglia di mettersi in gioco a qualsiasi età e/o che si sentono a loro agio nel ruolo di pionieri e "visionari".

Abbiamo già avuto modo di notare come i lavoratori autonomi che hanno creduto nel potenziale della tecnologia digitale abbiano raggiunto risultati inimmaginabili, non solo sul piano degli obiettivi raggiunti e dello sviluppo di nuove competenze, ma anche per quello relativo alle possibilità di business, di collaborazioni e di condivisione del sapere, che hanno portato a un notevole accrescimento professionale e a una maggiore qualità dei prodotti e dei servizi proposti su internet.

Voi stessi, senza fiducia, tecnologia digitale e un minimo di cultura network, non sareste qui su ApplaudArt, in questo spazio digitale di lavoro, a vedere questo video e a leggere questo testo.


Internet può avere un utilizzo positivo o negativo. Quale vincerà a lungo termine? Dipende da noi


Citando una delle giovani menti più brillanti del XXI secolo, Aaron Swartz:

"Dunque, analizziamo le due diverse prospettive:

1) internet è un grande mezzo, internet è fantastico, ha dato maggiore libertà e la libertà è tutto.

Oppure:

2) internet è un mezzo terribile, ha creato strumenti per reprimere, spiare e controllare cosa diciamo.

Sono entrambe vere, giusto?

Internet fa entrambe le cose: può avere un utilizzo positivo o negativo. Quale vincerà a lungo termine? Dipende da noi. Non ha senso dire uno è meglio dell'altro, sono entrambi possibili. Dipende da noi se trarne profitto o meno, perché esistono entrambi, e sarà così sempre".

Guarda il video-reportage sulla situazione italiana


Raccontateci la vostra personale esperienza con lo smart working nei commenti di questo video..

miniatura video blog smart

Scopri ApplaudArt
il passaparola si fa social


5Logo ApplaudArt

Condividilo con i tuoi amici!
Daniele Piovino
Daniele Piovino
Web content editor, skater, guitar player. Ho scritto su Rolling Stone, Write and Roll Society, Bastonate.

Comments are closed.