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Sara Ventura: art and body

Per capire cosa significa fare di se stessi un brand, abbiamo incontrato a Milano, nel suo spazio creativo, Sara Ventura: una ragazza ex tennista vincitrice di 15 titoli italiani, che ha puntato tutto sul corpo come opera d'arte. Si potrebbe definire personal trainer? Forse sì, ma sarebbe riduttivo. Un'esteta? Anche. Un'imprenditrice? Certo, ma un'imprenditrice visionaria

Diventa ciò che sei


Penso al tennis e mi vengono in mente i ricordi di quando ero un ragazzino e quella maledetta palla si fermava sulla rete, di quando avevo le caviglie a pezzi e non riuscivo più a danzare sulla terra rossa. Il tennis è uno sport duro, meraviglioso, infame. Uno sport in cui puoi perdere anche facendo più punti dell’avversario perché, come nella vita, quelli che contano sono i set point, i match point, i life point.

Durante l’intervista a Sara Ventura ho pensato ai commenti scritti da David Foster Wallace sui colpi metafisici di Federer; al successo inaspettato di Open, l’autobiografia di Andre Agassi. Ho pensato ai colori di Mark Rothko, al processo di individuazione di Jung, e soprattutto ho pensato al nietzschiano "werde, der du bist": diventa ciò che sei.


L'intervista


Dove sei cresciuta?

Sono bergamasca d’origine, ma già all'età di dodici anni sono andata via di casa per seguire la passione tennistica. A seconda di dove mi allenavo, vivevo. Ho cambiato città molto spesso durante la mia carriera. Per questo non mi sento legata ad un posto in particolare, anche se ora abito a Milano da diversi anni. Ho viaggiato tantissimo e poter rimanere in un posto, in questo momento della mia vita, mi rende felice.

Cosa ti ha spinto a fare questo lavoro?

Io ho un passato da tennista. Il tennis è stata la mia vita e il mio lavoro per anni. Sono stata 250 al mondo, come classifica internazionale WTA, e ho vinto in carriera 15 titoli italiani. Quando giocavo a tennis, sentivo una sofferenza interiore per l'immagine fisica che avevo, perché non rispecchiava quella che desideravo.

La forma fisica intesa anche come bellezza estetica mi ha sempre appassionato e, terminata la carriera come tennista, ho deciso di farla diventare un lavoro. Il cambiamento è stato radicale: non mi allenavo più per ottenere prestazioni migliori, ma per avere un fisico che mi piacesse.

La differenza è enorme, perché cambiando gli obiettivi cambia anche il percorso per raggiungerli. È quello che faccio ora con i miei clienti, li aiuto a focalizzare gli obiettivi e realizzo per loro la programmazione migliore per raggiungerli.

La forma fisica intesa anche come bellezza estetica mi ha sempre appassionato e ho deciso di farla diventare un lavoro

Quando sono nati i tuoi interessi per l’arte, la moda e la forma fisica?

Ho avuto sempre un animo che io definisco creativo. La creatività mi ha fatto vivere di grandi passioni e mi ha quasi obbligato a ricercare il bello. Non il bello oggettivo, ovviamente, ma ciò che per me è bello. Da questo desiderio è nato il mio amore per l’arte. Dipingo da sempre e ho frequentato qualche anno fa un’accademia d’arte per tre anni. Adoro l’arte moderna e contemporanea. Per me il corpo è una forma d’arte, e per questo ne ho grande rispetto. Come se fosse un tempio da curare e onorare. La moda vista nel suo percorso storico/contemporaneo esalta questi concetti. Adoro curare i particolari in ogni cosa che faccio: dalla programmazione dell'allenamento, a un quadro che dipingo, a come mi vesto. Quello che faccio per me, come stile di vita, lo porto nel mio lavoro. Aiuto le persone a raggiungere l’immagine migliore che hanno di loro stessi.

C’è stato un momento nel quale hai capito che le tue passioni erano diventate una professione?

Forse da sempre, o forse è proprio ora che sento di essere riuscita, attraverso la mia filosofia e questo spazio che vedi, a trasmettere tutto ciò che sono e che allo stesso tempo vorrei percepire nelle persone che mi scelgono.


Come misuri il successo del tuo lavoro?

Attraverso il raggiungimento dei miei obiettivi e la felicità che provo nel percorso per arrivarci. Ho imparato nella vita che le cose belle vanno conquistate e, una vota ottenute, lo sforzo quasi maggiore è consolidarle. Tutto questo richiede una grande pazienza e costanza. Nel lavoro, come nella vita privata, la gioia la provo consolidando il successo. Questo mi permette di guardare sempre avanti, ma con delle fondamenta solide. Penso sia la stessa cosa nell'amore: è bellissima la fase dell’innamoramento, ma io adoro arrivare in quel momento dove conosci ogni particolare dell’altro. Da qui inizia una vita insieme...

Aiuto le persone a raggiungere l’immagine migliore che hanno di loro stessi


Quanto tempo hai impiegato per realizzare questo spazio?

Ho sempre avuto questo sogno: aprire "una galleria d’arte" dove le persone si possano allenare. Dove il corpo, in un continuo cambiamento, si confonde e si rigenera all'interno di uno spazio dove si alternano shooting fotografici, eventi sportivi e artistici. Credo che il bello, come forma d’arte sublimata, porti il bello. Tutti noi potremmo fare un esperimento: provare ad allenarci in mezzo ad una strada trafficata, con auto che suonano il clacson, gente che urla, e poi fare lo stesso allenamento in un museo, circondati da quadri e installazioni nel silenzio più totale. Come ti sentiresti in queste due situazioni completamente diverse?


Visto il tipo di allenamento che mi si prospetta, credo che preferirei collassare in un museo... Potrei diventare una di quelle installazioni alla Cattelan.

(Sorride, ndr). Il risultato ti garantisco che sarebbe completamente differente.

Non ne ho dubbi... Ma battute a parte, tornando al tuo spazio, è questo uno dei motivi che ti ha stimolato a realizzare il tuo progetto?

Sì, ho creato Sara Ventura art and body pensando soprattutto a questa differenza.


Quali sono i problemi più grandi che hai incontrato e le difficoltà che affronti ogni giorno nel tuo lavoro?

La vita è fatta a cicli. Ho avuto momenti molto impegnativi fin da quando ero bambina. Ho sempre pensato di non avere scelta... In alcuni momenti mi sono ritrovata di fronte a un bivio, e la scelta era tra mollare oppure far diventare quei momenti un'occasione di motivazione al cambiamento. Diciamo che ho sempre scelto di vivere. Ora è un momento dove, senza paura né rimpianti, alzo la testa e dico: "Sono Sara Ventura".

Qual è il tuo metodo di lavoro?

Io faccio allenamento personalizzato. Credo fermamente che ogni persona sia diversa, e che all'interno di ogni storia personale si racchiudano infinite variabili. Io modulo il mio lavoro all'interno di queste infinite variabili, facendo arrivare la solidità del mio essere. Voglio che le persone si sentano sicure nell'affidarsi a me. La fiducia è uno dei valori più importanti nella vita ed è per questo che sono estremamente grata a chiunque ogni giorno mi segue o sceglie di affidarsi a me.


Ho sempre avuto questo sogno: aprire "una galleria d’arte" dove le persone si possano allenare


Le richieste più strane che ti hanno fatto?

Su Instagram mi arrivano richieste di ogni tipo. Ormai alcuni miei amici ci scherzano su, dicendo: "Per qualsiasi cosa chiedi a Sara Ventura..." (sorride, ndr). Dalle creme per la cellulite, ai problemi ginecologici, passando per le scelte di film, diagnosi su presunti infortuni e altre situazioni di vita quotidiana. Da una parte tutto questo mi rende felice, perché significa che le persone hanno fiducia in me, che a loro arriva un’immagine di me molto professionale e preparata; dall'altra, mi mette un po' in imbarazzo perché io non amo dare consigli a persone che non conosco. Quindi una cosa che dico sempre è: "Veni ad allenarti da me".


Cosa suggerisci a una persona che desidera fare il tuo lavoro?

Penso che ognuno di noi debba trovare la sua strada. Credo fortemente che l’amore per la propria attività faccia la differenza. La passione dà stimoli, voglia di migliorarsi e fiducia costante, anche nei momenti difficili. Una cosa su tutte ritengo fondamentale: scegliere costantemente di fare un lavoro su se stessi . Per dare agli altri la parte migliore di noi, nello sport e nella vita.


Quali eventi hai in programma di ospitare nel tuo spazio?

Sto realizzando diverse tipologie di eventi: shooting fotografici per dei brand conosciuti come EA7 (Armani), BMW, Asics, Hydrogen, editoriali moda, presentazioni di vario tipo. Collaboro per eventi sportivi con Nike, Oysho, Underumour. Ho in progetto un calendario di appuntamenti artistici oltre che fashion, e sto valutando la possibilità di esporre i lavori di alcuni pittori e fotografi di un certo calibro che sto conoscendo in questo periodo. Amo l’arte in tutte le forme e voglio che faccia sempre più parte della mia vita.


Come nutri la tua creatività?

Dipingo, adoro la poesia. Penso sia un gran nutrimento per l’anima. Nei momenti bui, scelgo sempre qualcosa di creativo . Una mostra, leggere poesie, oppure soffermarmi su un’immagine significativa. Tutto questo mi ha aiutato molto nell'ultimo periodo. Credere fortemente che esista un bilanciamento tra il brutto e il bello nella vita.


Credo fortemente che l’amore per la propria attività faccia la differenza, la passione dà stimoli, voglia di migliorarsi e fiducia costante


Credi che la comunicazione digitale abbia cambiato il modo di promuovere il tuo lavoro?

Si, certamente. Bisogna assolutamente stare al passo con i tempi. Adoro comunicare e farmi conoscere, penso che sia la base del mio lavoro.


Secondo te gli attuali social, penso a Facebook e Instagram, hanno sostituito il passaparola in ambito lavorativo?

No, anche se penso che sia importante sfruttare tutti gli strumenti che si ritengono idonei per comunicare quello che si fa e come lo si fa. Personalmente, nell'ultimo anno ho intensificato la comunicazione online, imparando anche da alcuni miei clienti che sono web influencer. Il riscontro che ottengo è molto stimolante. Sono una donna che crede molto nel cambiamento, quindi ritengo che l'importante sia porsi degli obiettivi per migliorarsi.


Bisogna assolutamente stare al passo con i tempi... adoro comunicare e farmi conoscere, penso che sia la base del mio lavoro

La tennista che hai amato di più?

Gabriela Sabatini.


L'ultima volta che hai pianto?

Due giorni fa.


Per gioia o per dolore?

Entrambi.


L'ultima volta che hai detto ti amo?

Un anno e cinque mesi fa.


Un poster che avevi attaccato in cameretta quando eri un'adolescente?

Nessuno... aspettavo di attaccare quello di Sara Ventura! (Ride, ndr).

La video-intervista


La video-intervista


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Daniele Piovino
Daniele Piovino
Brand content manager: un figlio, un libro, un sogno. Ho scritto su Rolling Stone, Il Fatto Quotidiano, Bastonate, Write and Roll.

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