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dronista

Roberto Sassara: ora il drone porta il cielo in una stanza

Un drone da gara riassemblato per diventare da ripresa, per intrufolarsi nelle case, nelle stanze o nei locali pubblici. Ecco come Roberto Sassara si prepara a rivoluzionare la professione di dronista grazie a una buona intuizione e a un manico da pilota.

Professione: dronista

Ci sono due tipi di interviste. Quelle facili e quelle difficili. Per chi scrive, forse le migliori sono le prime, ma le più belle e interessanti sono certamente le seconde.

Per esempio, quando chiedi a un appassionato di parlarti del suo lavoro, il rischio di finire in un’intervista bella e difficile è molto alto. Perchè un appassionato, quando parla di quello che ama, dimentica che non tutti parlano la sua stessa lingua.

Ecco, con Roberto Sassara è andata proprio così: distoglierlo da stabilizzatori ottici, visori per la realtà aumentata, modelli e prototipi vari non è stato un lavoro facile.

Ma a noi premeva di andare oltre i tecnicismi, per raccontare la storia di un ragazzo che fa un lavoro "nuovo", un lavoro che ancora non fa parte della cultura italiana mainstream, e che proprio per questo andrebbe raccontato nel modo più chiaro e semplice possibile.

Alcuni storcono il naso quando sentono parlare del mestiere di dronista, abituati a inquadrarne l’attività in uno spazio a metà tra il modellismo e il passatempo. Invece il numero di persone che praticano questa professione sta schizzando vertiginosamente in alto, proprio come gli apparecchi che i dronisti pilotano per spiare il mondo oltre le nostre teste, sperimentare nuove prospettive e - ultimo ma non meno importante - portare a casa lo stipendio.

Ad ogni modo, il nostro incontro con Roberto Sassara non serve tanto a spiegare un mezzo - il drone per l’appunto - destinato a conquistarsi molto spazio nelle vite di tutti in un futuro più che prossimo. In questo profilo vogliamo parlare di come la propensione alla sperimentazione, supportata da una dose di buone idee e magari condita con un pizzico di intuizione commerciale, renda possibile anche l’impossibile: fare innovazione sull’innovazione stessa.

Riprese per interni con il drone

Roberto ha 26 anni ed è nato e cresciuto a Viterbo, un posto né troppo grande né troppo piccolo per non infondere in un ragazzo di questa età il bisogno di scoprire prospettive diverse.

Ma la cosa che conta di più in questa storia è che Roberto, per prima cosa, è uno smanettone. Uno che, almeno concettualmente, non ha mai smesso di giocare con le Lego.

Così mentre ragazzi e ragazze della sua generazione partivano per cercare la propria strada in altre città o in altri Paesi, Roberto ha deciso di rimanere nella sua Tuscia e fermarsi un momento a guardare (dall’alto) il proprio futuro. L’obiettivo? Realizzare un progetto unico, basato su solide capacità tecniche, ma soprattutto su una infatuazione irrimediabile per i droni.

Sempre più spesso si sente dire che se il lavoro non c’è, tocca inventarselo. Oggi questo assioma è più vero che mai, perché il mondo gira con la velocità di un'elica e per stare al passo coi tempi, come minimo, bisogna anticiparli.

"Quando ero piccolo, mio zio aprì un negozio di informatica. Andavo lì per giocare e smontare tutto quello che potevo, poi ho imparato a programmare e costruire. È così che ho iniziato a progettare i miei droni."

Al contrario della mela di Newton, l’intuizione arriva a Roberto sfidando la forza di gravità: se il drone ha permesso a ogni videomaker di spiccare il volo, perché non permettere ai droni stessi di conquistare uno spazio molto più umano? Ad esempio, di lasciare il cielo ai pennuti, per cominciare a intrufolarsi dentro ai locali, alle case, alle stanze?

Prima di diventare il fenomeno pop che conosciamo, i droni sono nati come semplici aeromobili a pilotaggio remoto. Ma ben presto questi robottini hanno conquistato moltissimi campi dell’attività umana, dall'agricoltura di precisione al monitoraggio ambientale e industriale, dalle riprese cinematografiche alle video-ispezioni di vario genere, e c’è chi ipotizza che nel giro di 3-5 anni possano diventare come gli smartphone, ovvero dispositivi personali da usare nella vita di tutti i giorni.

Comunque, in attesa che imparino a portarci il caffè sfruttando le finestre del bar, oggi si comincia a intravedere qualche novità nell'utilizzo dei ragnetti alati, ad esempio l'uso per le consegne postali che Amazon sperimenterà nel giro di pochi mesi col suo Prime Air, il prototipo di drone presentato il 5 giugno scorso a Las Vegas.

È proprio qui, tra le applicazioni alternative, che si inserisce l’idea di Roberto di utilizzare il drone per rivoluzionare le riprese di interni. Godetevi un esempio nel video qui sotto!

Dall'idea al progetto

Roberto è un operatore SAPR certificato ENAC, che da qualche anno ha aperto una sua agenzia chiamata FLY HIGH (manco a farlo apposta). Con FLY HIGH, Roberto si occupa della realizzazione di video per matrimoni, eventi, pubblicità, con clienti che ruotano in ambito cinematografico, amatoriale e privato. Ma c'è qualcosa che lo differenzia da tutti gli altri operatori. Roberto non è un pilota normale: con il drone è proprio un mostro. Sulla spinta di queste sue capacità, ha iniziato a pensare di aggiungere al pacchetto un servizio ulteriore, che potesse allargare il pubblico dei suoi clienti anche ad attività commerciali, titolari di locali pubblici o a qualsiasi altro tipo di azienda e di attività privata.

Volevo distinguermi dagli altri, per questo ho pensato a un nuovo servizio: una tipologia di ripresa che valorizza gli spazi e permette di rendere grandi anche gli ambienti più piccoli, sfruttando la tecnologia per far uscire dettagli e prospettive nascoste

Ora, tutti quanti sappiamo che la struttura alare del calabrone non è adatta al volo. Ma lui è l’unico che non lo sa e vola lo stesso. Sfortunatamente, applicare questo discorso ai droni è un po’ più complicato perché, come per i calabroni, anche la struttura classica del drone non è adatta a volare in spazi stretti. Farlo svolazzare tra gli avventori di un bar in pieno happy hour, o fargli compiere evoluzioni dentro un salone da barbiere affollato non è solo praticamente difficile, ma anche tecnicamente impossibile.

Questo Roberto lo sapeva benissimo. Tuttavia, come in tutte le storie che si rispettino, il bello non è tanto nel lieto fine, piuttosto nel percorso tortuoso per arrivarci.

“Anche in un settore così contemporaneo come quello in cui lavoro, è possibile fare innovazione: io semplicemente l’ho ottenuta modificando un drone da gara per renderlo un drone da ripresa”

Come un pirata sul vascello dell’innovazione, col cacciavite tra i denti, Roberto è partito all’assemblaggio. La sua scelta è subito ricaduta su un drone da gara, molto più leggero dei droni da ripresa, ma allo stesso tempo meno fluido nei movimenti e perciò inadatto a girare dei video.

Per prima cosa, ha riprogrammato in toto il set up, configurandolo per lavorare molto più lentamente, per raggiungere un risultato in termini di stabilità molto simile alle riprese realizzate a mano. In seguito, dopo una fase di test indispensabile per l’analisi delle variazioni causate dalle modifiche apportate, è toccato risolvere un altro problema: il peso.

I droni da gara non possono sopportare il carico di una camera normale (ecco che ritorna il calabrone), per questo le riprese sono state affidate a una Gopro customizzata, cioè alleggerita di tutte le componenti “superflue” come la batteria e il display. Finchè, finalmente, questo piccolo Frankenstein è riuscito a spiccare il volo, pilotato da Roberto con l'aiuto di uno speciale visore per la realtà aumentata che gli permette di vedere in tempo reale esattamente quello che vede il drone, assumendone così sia il controllo che il punto di vista.

Il risultato finale è davvero unico: un piano sequenza immersivo, dinamico e coinvolgente, ma soprattutto impossibile da realizzare a mano.

Conquistare la rete per conquistare il mercato

Anche se in fase di lancio, la scoperta di Roberto sta già suscitando un interesse significativo nel mercato, che ben presto potrebbe trasformarsi in successo con la esse maiuscola. Per quanto le riprese di interni rappresentino ancora soltanto una parte del suo business, le richieste cominciano ad arrivare da più parti, sia da clienti finali interessati alla videoripresa del proprio locale a scopo promozionale, sia da aziende del settore, spinte dall'unicità del progetto ad avviare collaborazioni per la sponsorizzazione dei propri prodotti.

“A differenza di un classico operatore, sono riuscito a ottenere un riscontro molto positivo in questo campo, anche grazie ai social. Molte realtà straniere si sono accorte dell’originalità del mio lavoro e mi hanno contattato per avviare una collaborazione”

Si sa, ogni mestiere, dal più tradizionale al più contemporaneo, è alla sbarra dei social network. Droni compresi. Ma per fortuna, storie come questa dimostrano che, proprio grazie alla condivisione, le potenzialità di una buona idea superano confini che prima sembravano invalicabili.

Guarda la video intervista completa a Roberto Sassara, un esempio di come per distinguersi non sia sufficiente affidarsi a strumenti originali, ma sia necessario spingersi un po’ più in la, guardare le cose dall'alto, per riuscire piuttosto a ripensare se stessi in modo originale.

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