Un’infatuazione giovanile per l’arte dell’intaglio
26/04/2019

Quando il suono fece rima con Mezzabarba

Pierangelo Mezzabarba ha iniziato a realizzare pedaliere hi-tech utilizzando il congelatore di sua madre come banco di lavoro. Oggi gli amplificatori Mezzabarba Custom Amplification sono utilizzati da Joe Satriani, Steve Vai, Mark Tremonti, Trent Reznor (Nine Inch Nails), Riccardo Onori (Jovanotti), Adrian Smith (Iron Maiden) e altri chitarristi di levatura mondiale. Siamo andati a trovarlo per "voi ch’ascoltate in rime sparse il suono"

Arrivo a Farnese e ho la sensazione che la provincia italiana sia uguale in ogni dove. Se fosse una foto, sarebbe una polaroid con la data dello scatto sul retro e una citazione di Montale dall’inchiostro ormai sbiadito. Rallento e guardo di lato, mentre recito sottovoce parole dettate dalla memoria: “...ascoltare tra i pruni e gli sterpi, schiocchi di merli, frusci di serpi”.
Sto cercando via Battisti, civico 107. Butto un occhio su Google Maps che mi indica una destinazione che non c’è. Pierangelo mi aveva avvertito che “qui i numeri sono messi un po’ a caso… se non mi trovi fammi uno squillo”. Sto per chiamarlo al cellulare quando noto un’anziana signora seduta fuori la porta di casa; sta cucendo chissà quale ricordo per i suoi nipoti..

—Mi scusi, è questa via Battisti?

— Sì.

— Il 107 è più avanti?

— Chi cerchi?

— Mezzabarba…

— Più avanti, sulla sinistra, la prima casa dopo l’incrocio.

— Grazie.

Un paio di minuti dopo sono lì e incontro Pierangelo. Jeans, felpa e barba lunga, forse per depistare i clienti della Mezzabarba Custom Amplification dalla sua laurea in giurisprudenza. Quando gli stringo la mano capisco subito che ho davanti la persona consapevole che immaginavo. Di sicuro, se arrivi a certi traguardi, la fortuna ha un peso relativo. Mentre scendiamo dal cortile di casa a quella che un tempo era la taverna, mi chiede se anch’io sono un chitarrista. Rispondo che chitarrista mi sembra fuorviante: “Diciamo che suonavo la chitarra in un gruppetto”. Sorride, sorrido.

— Eccoci, questo è il laboratorio… Posso offrirti un caffè?

— Sì, grazie.

Noto che la macchinetta del caffè non è la classica macchinetta da ufficio, ma una simile a quelle che trovi nei bar. Quando glielo faccio notare, Pierangelo mi risponde che “sì, i caffè sono il nostro piano B… Se un giorno smetteremo di costruire amplificatori fatti a mano, apriremo un bar… il Mezzabar!”. Battute a parte, anche questo dettaglio lo interpreto come attenzione alla qualità; e in effetti, è il caffè migliore della giornata.

— Ti aspettavi un posto diverso?

— No.

— Quando ho iniziato, circa vent’anni fa, sul soffitto erano appesi i prosciutti di mio padre…

Faccio conoscenza di Cristian, uno dei suoi collaboratori, mentre è impegnato a fare il cablaggio di una pedaliera multieffetto; lo fa con una precisione chirurgica. Gli chiedo a chi andrà, mi risponde che non è un chitarrista famoso. Altro dettaglio da tenere a mente: se vuoi fare del tuo lavoro un’arte, non importa se hai un cliente che ha un nome internazionale o se il suo palco è il divano di casa, la cura del prodotto rimane la stessa.

Dopo essere entrato in confidenza con l’ambiente, Pierangelo mi guida al piano superiore, dove incontriamo Augusto, la persona che costruisce gli “abiti” in multistrato di betulla per i combi, le casse e le varie testate.
Torniamo al piano di sotto e prima di iniziare l’intervista, Pierangelo mi fa ascoltare il suono della MZero Overdrive, una bomba.
Adesso ci siamo: lui stacca il jack, e io attacco con la prima domanda.



Costruttore di amplificatori significa che sei un artigiano oppure un artista del suono? In entrambi i casi, quali sono le caratteristiche fondamentali per poter svolgere il tuo lavoro?

Credo che la mia figura sia esattamente nel mezzo tra arte e artigianato, perché in ogni caso non sto costruendo un cancello o un comodino, destinato a chiunque. Costruire strumenti musicali ti inserisce in un settore in cui il suono è la forma attraverso cui è possibile ascoltare la musica e ne diventa, quindi, la sostanza.
Senza il suono la musica sarebbe un’arte totalmente immateriale, non percepibile, e da esso dipende strettamente: tanto più bello è il tuo suono, tanto più ne gioverà la tua musica. Sono necessarie quindi sensibilità e intuizione, sicuramente, ma anche umanità, visto che si lavora a diretto contatto con gli artisti e devi essere particolarmente portato nel farlo.


Qual è il tuo processo creativo?

Difficile da spiegare, diciamo che si basa completamente sull’intuizione e il desiderio, nella sua prima fase. Messo a fuoco il progetto iniziale mi interfaccio con alcuni miei uomini di fiducia, bravi a mettermi in discussione e con idee molto chiare, quali Riccardo Di Paolo, il mio creativo, e Dario Pellegrini, il mio ingegnere meccanico, entrambi chitarristi.
Dopodiché, si parte con la progettazione e l’ingegnerizzazione vera e propria, che porto sempre a compimento grazie al nostro ingegnere elettronico, Marco Berni, un genio vero e anch’esso musicista. Quindi il processo creativo nasce sempre da un mio impulso, ma diventa ben presto un lavoro di squadra.


Come arrivano i nuovi progetti, le richieste di lavoro e i nuovi clienti?

I nuovi progetti nascono da bisogni e desideri, come ti anticipavo; le richieste di lavoro arrivano da una marea di lavoro che hai fatto a monte, sia nella fase di branding/marketing che nella fase di sviluppo dei prodotti; i nuovi clienti sono la conseguenza di tante cose, ma è sempre la forza del marchio e la bontà del prodotto a creare nuove opportunità di mercato.


Quanto è importante promuovere online quello che fai?

Fondamentale, oggi. Attualmente tutti usano i social network per promuovere la propria attività ed è da una parte uno svantaggio, perché tutti finiamo nello stesso calderone con forti probabilità di essere considerati uguali agli altri, almeno agli occhi delle persone meno sensibili; ma in ogni caso non si può pensare di non usare questi mezzi di comunicazione vista l’impostazione dell’attuale mercato, altrimenti sei tagliato fuori.


Quale strategia usi per farlo?

A me piace essere molto clean e diretto, ma sempre con quell’entusiasmo che è la molla di questo lavoro e il fluidificante della comunicazione. Le persone capiscono sempre chi sei e cosa vuoi, cosa hai in mente, quindi è opportuno essere sinceri. Direi che non è il caso di sottovalutare i destinatari della propria comunicazione.

Ovviamente ho una pagina Facebook ufficiale dedicata alla Mezzabarba/Masotti che riscuote molto successo e un gruppo di appassionati (Mezzabarba/Masotti Lovers) con cui mi confronto per novità, idee, realizzazioni e anche per divertirci, perché no. Mi piace usare il mio profilo Facebook solo per interagire con gli altri, essere taggato, scrivere sul gruppo dedicato ai miei prodotti e mai in altri gruppi, gestire la pagina ufficiale e scrivere su Messenger. Non faccio mai post sulla home, non mi piace invadere gli spazi degli altri con proposte commerciali, quelle devono provenire sempre dai miei canali ufficiali, scelti consapevolmente per essere seguiti.

Poi Instagram, Twitter, Pinterest, Google, Linkedin... dappertutto, ma sempre in modo molto pulito e rispettoso degli spazi altrui. Credo sia una cosa fondamentale, almeno nel mio modo di propormi e che è sicuramente in controtendenza. Ma è una mia scelta.



[...] Vengo da studi classici e ho una laurea in giurisprudenza, ma sono un chitarrista che ha avuto sempre idee precise riguardo al proprio suono



In questo momento entra nel laboratorio il padre di Pierangelo. Si chiama Pietro Luigi, è un uomo che ha superato gli ottanta, lo sguardo di chi ha ancora curiosità per quello che accade nel mondo; indossa un cappellino da baseball e un sorriso serafico da far invidia. A prima impressione potrebbe interpretare il padre di John Fante in una trasposizione cinematografica home-made di Full of Life, ma in realtà non è “il più grande muratore della California” (cit.), bensì un ex giudice. Con la sua entrata in scena decidiamo di prenderci una pausa. Ne approfitto per scambiarci due parole, così da capire qualcosa in più sulle radici di Pierangelo. Tra le tante, la stoccata che mi arriva al petto riguarda proprio suo figlio: “È un personaggio che ha fatto della sua passione un lavoro, oggigiorno si dà poco peso alle passioni, ed è sbagliato”.
Pierangelo si volta verso suo padre, spegne la sigaretta e io decido di riprendere l’intervista direttamente dal tempio di Apollo.


Chi sei?

Chi sono lo devo ancora capire e spero di farlo, un giorno. Mi viene da dirti che sono sicuramente un soggetto atipico per il settore, vengo da studi classici e ho una laurea in giurisprudenza, ma sono un chitarrista che ha avuto sempre idee precise riguardo al proprio suono.


Come hai cominciato a fare questo lavoro?

Tutto è iniziato per gioco a fine anni ’90 insieme a Marco Masotti, marito di mia sorella, chitarrista a sua volta e ingegnere elettronico, con il quale ho cercato di creare un sound nuovo e adatto alle mie corde. Siamo partiti quindi da un progetto davvero originale e l’ultima idea che avevamo era far diventare tutto questo una professione. Negli anni Marco mi ha insegnato moltissime cose e in ogni caso ho sempre gestito personalmente la parte audio dei nostri prodotti, soprattutto quella valvolare, la mia vera passione, per la quale ho costruito negli anni un’esperienza fondamentale nel mio lavoro, e che non la puoi imparare in nessuna scuola.



[...] Nel giro di un paio di anni ero sulla bocca di tutti, anche per merito di quegli haters che trovi solitamente nei forum, gente che inconsapevolmente ti fa un sacco di pubblicità



Mi racconti la zona dove sei cresciuto?

Sono vissuto e cresciuto qui a Farnese, provincia di Viterbo, che è un piccolo e bellissimo paese, ricco di storia e di cultura, relativamente tranquillo e situato in una zona da sogno tra la Toscana e il lago di Bolsena. Diciamo che dall’età dell’adolescenza in poi la mia vita si è movimentata parecchio per via del rock ’n’ roll e per il fatto che ho studiato fuori, prima Viterbo, poi Perugia. Per avviare la mia attività sono rientrato a Farnese, dove tuttora ho la mia base anche se vivo ad Orvieto.


C’è stato un momento in cui hai capito che una passione era diventata una professione?

In realtà quasi subito. Ho aperto ufficialmente l’attività nel 2003, mi stavo ancora laureando pensa tu, e ho conosciuto tramite il passaparola molti chitarristi professionisti che hanno iniziato da subito a portare i miei ampli nei tour più grandi d’Italia. Nel giro di un paio di anni ero sulla bocca di tutti, anche per merito di quegli haters che trovi solitamente nei forum, gente che inconsapevolmente ti fa un sacco di pubblicità e di questo ancora li ringrazio.


Come misuri il successo nel tuo lavoro?

Gli amplificatori che costruisco non sono per tutti e per tutte le tasche, me ne rendo conto benissimo, quindi occupo una porzione davvero piccola del mercato globale e non sono la classica figura dell’imprenditore che misura il successo sulla base dei profitti. Premesso questo, puoi capire che per me il successo vero è smuovere nel profondo un artista. E in questo forse sono riuscito.



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Quali sono i problemi più grandi che hai incontrato e le difficoltà che incontri ogni giorno?

Il problema più grande è lo Stato italiano, la burocrazia, le tasse. Ovviamente tutto l’indotto soffre di questo, quindi pagamenti posticipati, o crediti mai pagati, con cui devi fare i conti. Ma dall’altra parte hai un popolo straordinariamente creativo che nelle sue punte di eccellenza lavora e risolve i problemi come nessun altro popolo è abituato a fare. Quindi ci sono dei contro, sicuramente, ma anche dei pro nel vivere in Italia.


Sei sposato/fidanzato? Hai figli? Si può avere una famiglia svolgendo la tua professione?

Sono fidanzato con una ragazza inglese di nome Emma e abbiamo avuto un bambino, Leonardo James Mezzabarba, che ha preso quindi la doppia nazionalità e che, data la tenera età, necessita di una presenza costante. L’unica cosa pesante sono i 100km di curve che faccio ogni giorno in auto per andare e tornare da Farnese a Orvieto. Li faccio volentieri, ma è comunque ovvio che non posso più avere giornate da 15 ore lavorative come un tempo e cerco di organizzarmi meglio; di sicuro l’energia che dà l’essere padre è una spinta straordinaria, che riesce a sommarsi alle proprie ambizioni personali.



[...] Il ruolo che un tempo era delle campagne pubblicitarie, è stato sostituito quasi in toto dalle opinioni personali degli utenti



Credi che la cosiddetta rivoluzione digitale abbia cambiato il modo di promuovere il tuo lavoro? Se sì, in che modo?

È stata una rivoluzione vera, in ogni settore, e i cui meccanismi sono spesso sottovalutati o presi con superficialità. Non bisogna più ragionare come un tempo ed è illuminante intuire le sorprese che ci riserva l’inconscio. Di fatto il ruolo che un tempo era delle campagne pubblicitarie, è stato sostituito quasi in toto dalle opinioni personali degli utenti. Quindi le persone normali e convenzionali, che rappresentano il 60-70% di ogni mercato, non sono più solo soggetti passivi ma soggetti attivi, che muovono altre persone ancor più convenzionali nelle loro scelte, e nel migliore dei casi vengono chiamati youtuber o, addirittura, influencer. Ci sono persone che passano la loro vita a capire i meccanismi e il funzionamento di tutto questo, ma non è roba per me, che non mi rivolgo mai alla massa ma ai settori numericamente più esigui e costituiti dai soggetti davvero più forti, rappresentati tuttora dagli artisti e dagli innovatori, e che sono i veri influencer del mercato di strumenti musicali, se di strumenti musicali si parla.


Per chi vorrebbe fare il tuo stesso percorso, in cosa conviene investire e cosa conviene evitare?

Si deve investire tutto nei prodotti, sono le fondamenta del proprio mercato. I rapporti con i clienti, una pronta e rapida risoluzione di eventuali problemi. Conviene invece evitare di dare i propri prodotti gratuitamente, almeno se si ha una produzione di una certa qualità. Lo dico sempre: quello che ti danno gratis non suona, quello che suona non te lo danno gratis.



[...] Joe Satriani ha inciso un intero disco con una MZero Overdrive; Trent Reznor dei Nine Inch Nails ha acquistato un mio preamplificatore per il suo studio e i live




Come nutri la tua creatività? Dai un’occhiata ai forum o blog dedicati al tuo settore per tenerti aggiornato e prendere ispirazione?

Leggo moltissimo, praticamente per almeno 4-5 ore al giorno sono assorbito in letture, di ogni tipo, da Hemingway ai libri più tecnici, fino ai vari forum, in cui non scrivo mai come ti dicevo, ma che rappresentano una grande proiezione della realtà, sempre da intuire per rimanere allineato. L’ispirazione arriva improvvisa, spesso merito di critiche, con cui faccio sempre i conti, visto che l’umiltà, la capacità di mettersi in discussione, è difficile da apprezzare oggi ma ti fa fare la differenza. Saper ascoltare gli altri è tutto… come diceva Kipling :“È l’uomo che fa l’uomo”, senza l’apporto costruttivo degli altri non si arriva da nessuna parte.


Mi racconti il progetto a cui stai lavorando in questo momento?

In questo momento ho appena finito un progetto di amplificatore custom per John Jorgenson, il chitarrista di Elton John, per le sessioni in studio e relativo tour di supporto del nuovo album. Per il resto ho appena lanciato sul mercato la nuova serie 3 canali, costituita da una testata, chiamata Trinity, e un preamplificatore a rack, Nirvana. Ovviamente sto anche su altri progetti, che man mano vedranno la luce. Ma io ho problemi di contenimento dal punto di vista creativo, quindi ogni tanto mi impongo pause obbligatorie, adeguate ai tempi del mercato. Fosse per me farei un progetto nuovo al giorno.



Ci sono figure professionali che fatichi a trovare in Italia o in Europa per promuovere il tuo lavoro?

No, c’è tutto, basta sapersi guardare bene in giro e scegliere le persone giuste. Io ad esempio punto tutto sui musicisti, gli unici in grado di capire realmente le necessità di un altro musicista. Quindi tutti i ragazzi che lavorano con me sono musicisti, da chi mi lavora il legno a chi costruisce fisicamente i miei ampli, e tra l’altro sono musicisti anche molto bravi. Gente che ha sposato la musica nella propria vita e fa questo con vera passione. È l’entusiasmo della mia squadra il vero combustibile di questa attività.


Quali sogni nel cassetto hai realizzato finora?

Tanti: Joe Satriani ha inciso un intero disco con una MZero Overdrive; Trent Reznor dei Nine Inch Nails ha acquistato un mio preamplificatore per il suo studio e i live; ero in tour mondiale proprio con i Nine Inch Nails grazie ad Alessandro Cortini, loro chitarrista/bassista; Whitesnake, Steve Vai, Iron Maiden, Mark Tremonti e George Lynch stanno usando i miei amplificatori. E tanti altri artisti, anche italiani, che suonano i miei prodotti nei tour e negli album più importanti. È così che i sogni si avverano. In ogni caso non mi piace vivere sugli allori; sono uno che non molla mai e non mi faccio prendere da facili entusiasmi. Per chi mi vede da fuori, sono quasi disinteressato alla cosa. Ma è questione di mentalità, non mi sento mai arrivato e non mi ci sentirò mai.



[...] Per me il vero successo è smuovere nel profondo un artista. E in questo forse sono riuscito



Ci sono chitarristi che apprezzi particolarmente e con cui non hai ancora collaborato?

Certo… sono una marea. Se devo fare qualche nome direi Eddie Van Halen, Jimmy Page, Slash e David Gilmour. In caso succedesse potrei avere qualche problema a gestire la mia proverbiale e apparente freddezza.


Due poster che avevi attaccati in cameretta quando eri un adolescente.

Avevo tutte le pareti tappezzate di poster! Non c’era un centimetro di carta da parati libera… Comunque direi che mi rimangono scolpiti quelli di Slash e Ozzy Osbourne.


Hai 90 anni e sei arrivato alla fine della tua brillante carriera. I tuoi “discepoli” ti chiedono un unico consiglio con il quale ricordarti per l’eternità. Cosa rispondi?

Non arriverò mai a 90 anni e non avrò mai discepoli. Casomai ricordatemi per quello che ho fatto, non per quello che ho detto.



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Daniele Piovino
Daniele Piovino
Brand content manager: un figlio, un libro, un sogno. Ho scritto su Rolling Stone, Il Fatto Quotidiano, Bastonate, Write and Roll.

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