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29/10/2019
MyTutela

MyTutela: l’app anti-stalking che dà validità legale a messaggi e chiamate

Nel 2016 le indagini sull'omicidio di una ragazza uccisa dall'ex fidanzato, portano alla luce le difficoltà nel recuperare i dati utili per condannare l’omicida: nasce così l’esigenza di uno strumento tecnologico come MyTutela per tutelare le vittime

I dati statistici rilevano che negli ultimi anni le vittime di stalking e violenza psicologica sono sempre più consapevoli che la denuncia rappresenti il passaggio fondamentale per far partire le indagini e poi il processo.

Come rendere più snello il procedimento di denuncia per stalking ed agire da deterrente per chi tenta, attraverso gli strumenti di comunicazione digitale, di recare una qualsiasi forma di violenza psicologica?

Come nasce MyTutela


La stretta collaborazione tra i consulenti informatici forensi Marco Calonzi, Marco Testi, Susanna Testi e la Magistratura ha portato alla luce il grande problema dell’analisi dei dati in relazione al reato di stalking.


Quale situazione vivono le vittime di stalking?
Cosa possono fare per tutelarsi?

Proprio queste domande hanno portato all’idea di uno strumento che potesse rappresentare una forma concreta di tutela per le vittime, nonché testimonianza della cruda realtà che esse vivono.

L’idea iniziale è stata mossa da un evento che ne ha accelerato la nascita: Marco Calonzi partecipò alle indagini sull'omicidio di Sara Di Pietrantonio, una 22enne strangolata e bruciata a Roma nel 2016 dall’ex fidanzato.

“Fine pena mai”: così si conclude la sentenza per omicidio e stalking nei confronti di Vincenzo Paduano, grazie al lavoro impeccabile di Marco Calonzi che riuscì a testimoniare la storia di stalking e violenza psicologica subita da oltre un anno, nonostante l’omicida avesse danneggiato il suo cellulare tentando di cancellare tutte le relative prove.

Di recente la Corte di Cassazione ha deciso di sommare i due reati e non di assorbire il reato di atti persecutori (stalking) all’interno del reato di omicidio (l’assorbimento avrebbe comportato la riduzione della pena), poiché si tratta di due reati autonomi.

Ma cosa sarebbe successo al processo se Marco Calonzi non fosse riuscito a testimoniare anche questo tipo di reato? Probabilmente sarebbe rimasto punito solo per il reato di omicidio.

Questa sentenza ha aperto così una breccia anche dal punto di vista culturale per lo stalking.

Gestione della privacy


Tutto il sistema dell’app è fondato sulla garanzia del rispetto delle leggi del Garante europeo della protezione dei dati (GEPD), in particolare delle direttive del GDPR emanate ormai oltre un anno fa.

L'app non effettua alcun tipo di intercettazione, ma archivia in maniera sicura tutto ciò che la persona monitorata invia sul cellulare della vittima (messaggi Whatsapp o Facebook, sms, elenco delle chiamate, mail ecc…): prove che assumono validità legale attraverso un algoritmo riconosciuto a livello internazionale, che appone una sorta di firma digitale ai dati raccolti (quelli di natura intellegibile), da allegare alla denuncia.


Per quanto riguarda tutte le prove che non è possibile stampare, come video o file audio, questi possono essere scaricati in formato compresso e allegati allo stesso modo alla denuncia.

Nel caso in cui vengano cancellati messaggi o chiamate, distrutto o danneggiato il cellulare della vittima, MyTutela ha pensato bene di proteggerli nel proprio database.

Un app che non si rivolge solo alle vittime di stalking, mobbing e bullismo, ma utilizzata anche nei casi di separazione non consensuale, tra coniugi che si vogliono tutelare in caso di accordi disattesi o comportamenti non consoni dell'ex partner: messaggi o chiamate con validità probatoria, che potrebbero orientare il giudice nella decisione dell'affidamento esclusivo dei figli, quello della casa o piuttosto per quanto concerne il ridimensionamento delle quote economiche da versare.

Grazie ad un modulo online di denuncia, disposto da MyTutela, la vittima può rivolgersi al proprio avvocato o alle Forze dell'ordine in totale autonomia con la propria denuncia sotto braccio.

Anche l’abbonamento a MyTutela è esclusivamente a favore delle vittime, perché pari a 3€ al mese.

Come salvaguardare maggiormente le vittime di stalking


La vittima di stalking deve essere consapevole, quindi il cambiamento più grande che il sistema italiano deve attuare è nella mentalità delle persone.

Basti pensare che tra il 70 e l’80% delle persone vittime di stalking o di violenza familiare non denuncia per paura, trattandosi molto spesso di una persona vicina al contesto familiare.


Altro fattore che incombe sulla scelta di denunciare o meno il proprio aguzzino è la lentezza dei processi italiani. Anche se con l’introduzione del Codice Rosso, la nuova legge entrata in vigore dal 9 agosto 2019, sono stati fatti già dei piccoli passi in avanti.

Il “fattore tempo”, infatti, rappresenta l’elemento innovativo della disciplina sullo stalking: la vittima ha diritto di essere ascoltata entro due giorni dalla denuncia in modo tale da velocizzarne l’iter.

Tuttavia, l’attuazione del Codice Rosso non risulta sufficiente a placare questo tipo di reati, perché senza un’app come MyTutela le Forze dell’ordine non hanno modo di raccogliere i dati che presentano le vittime: se una di loro si presenta con il proprio cellulare presso un Commissariato di Polizia o una stazione dei Carabinieri, le acquisizioni dei dati presenti nel proprio cellulare o sito web sono ad appannaggio esclusivo di reparti specializzati di Polizia e Carabinieri.

MyTutela sta lavorando a un sistema di intelligenza artificiale che possa riconoscere i messaggi minatori di mobbing o bullismo e fornire una sorta di alert precoce, incentivando così la vittima a rivolgersi o al proprio avvocato o direttamente alle Forze dell'ordine.


Un sistema ordinato che tende ad eliminare le lunghe pratiche giudiziarie che da anni caratterizzano il nostro Paese, rischiando di non dare la dovuta attenzione e il valore appropriato alle storie di stalking e violenza psicologica vissute dalle vittime.

Per questo, cercare di mantenere vivo il focus sulle vittime permette di andare nella giusta direzione: denunciare in ogni caso, senza paura.

Robot al posto dei giudici


Siamo sempre più consapevoli che il mondo del lavoro stia cambiando e che viva sempre più di contaminazione: ecco che il digitale non solo sta stimolando la nascita di nuove figure professionali, ma è anche capace di innovare professioni già esistenti.

Del resto siamo circondati da micro-intelligenze artificiali capaci di acquisire, sulla base di appositi algoritmi, l’attitudine a risolvere problemi o svolgere compiti tipici dell’agire umano, come il semplice completamento della parola che avevamo soltanto iniziato a digitare dal nostro smartphone.

Come riportato dalla Carta etica europea del 2018: “Preso atto della crescente importanza dell’intelligenza artificiale nelle nostre moderne società e dei benefici attesi quando questa sarà pienamente utilizzata al servizio dell’efficienza e qualità della giustizia, è consentito l’uso dell’intelligenza artificiale nei sistemi di giustizia penale, seppur a condizione che sia sotto il controllo dell’utente”.

Aspettiamoci di tutto.

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Silvia Pulini
Silvia Pulini
Laureata in Giurisprudenza ed accantonati gli articoli sui generis del Codice Civile e del Codice Penale, sono alla presa con articoli di tutt'altro genere.

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