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mida fiera artigianato

MIDA 2019: l'artigianato italiano ha un futuro?

Mercoledì 1 Maggio 2019, tra le mura inviolabili della Fortezza Da Basso di Firenze, si è conclusa la Mostra Internazionale dell’Artigianato, l’evento che da 83 anni cerca di porsi come punto di riferimento per makers e appassionati del fatto a mano di qualità. Siamo andati a farci un giro per sentire che aria tira oggi nel settore che ha visto nascere il concetto stesso di Made In Italy.

Introduzione

55.000 mq espositivi, 800 espositori, 50 paesi rappresentati: i numeri del MIDA 2019 sono cifre che impressionano, ma che dimostrano lo stato di benessere dell’artigianato in Italia.

Dalle botteghe storiche fino alle nuove o nuovissime espressioni di arti applicate, a Firenze sono andate in scena le eccellenze italiane, prodotti e progetti di qualità che si inseriscono perfettamente in quella zona grigia in bilico eterno tra arte e artigianato.


Artigianato made in Italy


Tutta la penisola è un laboratorio a cielo aperto, un terreno fertile che da sempre fa da culla ai talenti che il mondo poi ci invidia. Proprio per questo è difficile entrare alla Mostra dell’Artigianato di Firenze senza aspettative altissime, o senza l’impressione che per quanto rappresentativa, nessuna mostra potrebbe restituire un’immagine fedele di quella che è l’artigianalità italiana.

Semmai, un’occasione di tale genere e prestigio serve a interrogarsi sul futuro dell’eccellenza hand-made in Italy, su cosa si è fatto e cosa ancora c’è da fare per far sì che tradizioni e vecchi saperi possano vincere la sfida della transizione digitale.


Secondo Leonardo Bassilichi – Presidente di Firenze Fiera e della Camera di Commercio di Firenze – quella che si è appena conclusa è stata “una mostra completamente rinnovata” costruita su un modello che “da alla fiera un’altra posizione, con meno presenze ma più selezionate”.

Camminando negli spazi di quella che lo stesso Bassilichi definisce con orgoglio “piattaforma italiana della artigianalità” quella che abbiamo vissuto è stata indubbiamente un’immersione nel ben fatto, tra vere eccellenze, ma che proprio per questo motivo suscita una serie di interrogativi riguardo al futuro del settore.

Il vero valore della mostra


Siamo in un periodo in cui l’incontro con prodotti e produttori avviene per prima cosa attraverso canali digitali, tra le vie di un villaggio globale composto da social network ed e-commerce. In quella che ora assume i tratti di una nuova fiera totalizzante, tutto è in mostra. Sette giorni su sette. 24 ore su 24.

Da quando questo modello è diventato vigente, la velocità con cui ci si aspetta di ricevere informazioni dettagliate su qualsiasi prodotto ha ridotto al minimo la pazienza e l’attenzione che siamo disposti ad investire sull'oggetto del nostro interesse. Questo approccio, però, svela tutte le sue criticità quando il valore di un prodotto non deriva tanto dalle recensioni online, ma viene piuttosto da una somma di piccole cose, come accade in campo artigianale.

A Firenze, tra manufatti realizzati con materiali di recupero (esposti nel Padiglione Ghiaie), accessori e capi della sartoria italiana (Padiglione Liceo) e un universo di prodotti del settore Casa e Design (ospitati al piano terra dell’imponente padiglione Spadolini) quello che prende più importanza è la riscoperta di un incontro diretto con i makers, quel contatto umano con il processo creativo che consente di fermarsi, anche solo per un momento, per conoscere cosa si nasconde dietro un prodotto finito di alta qualità.

Così, prima di cedere a un panino col lampredotto, vincitore indiscusso alla corte dei sapori del MIDA 2019, abbiamo parlato con Takafumi Mochizuki, artigiano giapponese che nel 2007 ha mollato il proprio lavoro a Tokio per aprire una bottega di intarsio artistico in Via dei Cardatori, a Firenze. Abbiamo ascoltato i racconti di Simonetta e Moreno, la coppia fondatrice di Trattirari, che quando può scappa in Vietnam a fare scorta di colori e paesaggi da riportare poi nelle proprie originalissime creazioni.
Abbiamo cercato (e trovato) lo storytelling di cui tanto si parla online, ma che inevitabilmente si ritrova solo dal vivo.

Il senso di una mostra come quella andata in scena a Firenze sta in questo ritorno al mondo reale, fatto di persone e di materiali, e anche se lo slogan ufficiale dell’evento ricorda una verità che spesso si sottovaluta, cioè che “la bellezza, quando non è della natura, è artigianale”, a noi sembra il caso di aggiungere che questa bellezza, quando possibile, va toccata con mano.

Il nuovo artigianato

I protagonisti di MIDA 2019, com'è ovvio, sono stati proprio gli artigiani, impegnati a intrattenere il pubblico con workshop e lavorazioni dal vivo. Ma spostandosi dai riflettori e dall'immagine classica dell’artigiano da cartolina, sui sentieri della Fortezza oggi camminano gli esponenti di una nuova generazione di lavoratori artigianali, sempre meno locale, con nuove sensibilità e soprattutto nuove esigenze che superano i confini della bottega.

Sono uomini e soprattutto donne, giovani ma anche meno giovani, un’intera classe impegnata a piegare lo stereotipo dell’artigiano vecchio stampo, avvicinandosi sempre di più a forme di micro-imprenditorialità, non più esclusivamente impegnate nella sfida della qualità, ma anche in quella della conquista effettiva di un mercato.

Comunicazione artigianale

Dal 1931, infatti, la Mostra Internazionale Dell’Artigianato ospita maestri e nuovi talenti non solo con lo scopo di promuovere le eccellenze, ma anche con lo spirito commerciale di favorire l’incontro tra espositori e buyers di piccole e grandi dimensioni.

Giunti al termine di un’edizione che ha soddisfatto partecipanti e organizzatori, dopo aver camminato in lungo e in largo tra i padiglioni e gli stand per conoscere le storie e i profili degli espositori, viene da chiedersi: cosa succede ora che i cancelli della Fortezza si sono chiusi e gli artigiani tornano nel loro habitat naturale?.

È possibile comunicare l’hand-made “a distanza”? L’artigianato di qualità può vivere e prosperare anche fuori dalle fiere? Ciò di cui si può essere certi è che la comunicazione online è il terreno su cui oggi si gioca il futuro dell’artigianato, imponendosi come alternativa al passaparola.

L’argomento è stato toccato nei panel e negli incontri de I Nuovissimi, sezione inedita ospitata nel padiglione Rastriglia, dedicata a giovani makers e all’artigianato digitale.

Il focus di questo digital-corner ha riguardato il rapporto fondamentale che corre tra autoproduzione e autopromozione, nel tentativo di pensare l’innovazione dell’artigianato come rinnovamento non tanto delle tecniche e dei processi, quanto delle mentalità.

Al centro degli incontri, l’idea che il Made in Italy - soprattutto quello a dimensione d’uomo, che vive nelle piccole attività individuali protagoniste della fiera - non può fare a meno di sviluppare una specifica strategia di promozione, per continuare ad essere competitivo in un mercato unificato dal digitale, ma stretto nella morsa dei grandi marchi.

Anche se ancora timidamente, da questo angolo del MIDA 2019 si solleva la voce di una generazione che dopo aver accolto le opportunità, si sta accorgendo anche dei rischi dalla Rivoluzione digitale, per questo cerca risposte specifiche.

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Lo scenario da scongiurare è quello di un artigianato che si rinnova nelle tecniche - portando in bottega le stampanti 3D, mandando in pensione vecchi strumenti, scoprendo nuovi materiali - ma non riesce a rinnovarsi nelle forme di comunicazione

A sollevare il dibattito sul tema, una piccola squadra di donne capitanata da Gaia Segattini, Made in Italy Scout impegnata su più fronti in un progetto di alfabetizzazione digitale rivolto proprio al piccolo artigianato.

Forse è proprio questo il tema più scottante della Mostra, che incide anche sul suo futuro e sul suo destino. Lo sforzo di portare il valore della fiera, ovvero la valorizzazione del grande e del piccolo artigianato, anche fuori dagli eventi di settore.

Un obiettivo simile sembra raggiungibile solo attraverso una strada lunga e tutta in salita, perché il processo educativo interno alle arti e ai mestieri, che da secoli viaggia nella direzione Maestro-allievo, è arrivato a un bivio.

Il futuro dell'artigianato

I mestieri che vogliono sopravvivere nel vasto mare del mercato odierno non possono limitarsi al nobile compito di formare le prossime generazioni, ma devono sforzarsi in prima persona e imparare proprio dai giovani un nuovo approccio comunicativo.

Le grandi aziende hanno capito che il metodo più efficace per attirare persone e stimolare le vendite rimane quello di creare un legame con il cliente, una lezione imparata a fatica e modellata proprio sull'esempio “storico” degli artigiani di quartiere.

Oggi tocca proprio a questi fare il primo passo, imparando a ricostruire la fiducia anche senza il contatto umano, trasmettendo empatia tramite nuovi canali e nuove strategie. È tempo che la bottega impari a trasformarsi in un brand.

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