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manuela montenero

Manuela Montenero: dipingere per la felicità

S'innamora dei colori finché un attentato a Tunisi trasforma letteralmente la sua pittura. Manuela Montenero ha un sogno simile a quello di tante persone, ma una storia davvero unica. Così come il suo talento

Che cos'è l'arte


Stamattina, dopo aver riflettuto a lungo sul perché Tarzan non abbia la barba, mi sono chiesto un’altra domanda di vitale importanza: che cos’è l’arte? Ma, a differenza della questione barba-Tarzan, credo che cercare una definizione definitiva di cosa sia l’arte sia una perdita di tempo puerile: trattandosi di un’invenzione umana sia la definizione di arte che l’arte stessa, qualsiasi definizione risulta condizionata da due variabili: tempo e spazio. Comunque, se siete curiosi, avevo posto questa domanda allo scultore e docente Davide Dormino, la sua risposta la potete leggere cliccando qui.

Di sicuro, come suggerisce l’artista Ian Danskin, non bisogna essere un critico per apprezzare un’opera d’arte: è necessario essere un botanico per parlare in modo esatto dell’aspetto morfologico e fisiologico del cetriolo, ma non occorre esserlo per conoscere il sapore del cetriolo (e parlarne in termini non biologici).

Non desidero diventare famosa, desidero diventare una donna felice

Se ci focalizziamo sull'arte moderna/contemporanea, la questione assume anche tratti umoristici. In una scena del film Il mistero di Bellavista, Saverio e Salvatore discutono sull'effettivo valore artistico delle opere osservate in una mostra d’arte a Villa Pignatelli (Napoli), in cui hanno trovato esposte alcune tele con i tagli di Fontana e una riproduzione di una stanza da bagno, opera dell’artista Tom Wesselmann.

A mettere fine alla discussione tra i due ci pensa il professor Bellavista con un pareggio, anche se è l’osservazione finale di Salvatore a portare a casa gioco, partita, incontro.


In questo ambito, un’altra domanda senza risposta definitiva è: perché alcune persone desiderano fare arte? Le risposte di matrice psicologica non mancano, penso soprattutto al freudiano disagio della civiltà (e alla sessantottina interpretazione di quel saggio da parte di Marcuse), ma si tratta pur sempre di risposte più o meno discutibili e superate. Forse, per uscirne vivi, bisognerebbe rileggere Deleuze: il desiderio, afferma il filosofo francese citando Proust, è sempre una concatenazione; ad esempio, non si desidera un partner e basta, ma il paesaggio che quel partner mi evoca, un paesaggio che nemmeno conosco ma intuisco appena.

In fondo le mie opere sono erotiche, nascono sempre da un desiderio di unione della musica con la pittura


A mettere fine alla discussione tra i due ci pensa il professor Bellavista con un pareggio, anche se è l’osservazione finale di Salvatore a portare a casa gioco, partita, incontro.


In questo ambito, un’altra domanda senza risposta definitiva è: perché alcune persone desiderano fare arte? Le risposte di matrice psicologica non mancano, penso soprattutto al freudiano disagio della civiltà (e alla sessantottina interpretazione di quel saggio da parte di Marcuse), ma si tratta pur sempre di risposte più o meno discutibili e superate. Forse, per uscirne vivi, bisognerebbe rileggere Deleuze: il desiderio, afferma il filosofo francese citando Proust, è sempre una concatenazione; ad esempio, non si desidera un partner e basta, ma il paesaggio che quel partner mi evoca, un paesaggio che nemmeno conosco ma intuisco appena.

In fondo le mie opere sono erotiche, nascono sempre da un desiderio di unione della musica con la pittura


Un pippone sul desiderio-piacere


Il desiderio chiama in causa il piacere. Quest'ultimo è un concetto più semplice e maggiormente legato al corpo, ai sensi, ma anche la cultura contemporanea, fintamente tollerante del Libertinismo, ha preferito indagare il desiderio censurando il problema della gestione del piacere: penso che il tentativo sia stato quello di rappresentarci come soggetti di desiderio e non come agenti di piacere. Così facendo, ciò che era fondamentale nelle società antiche e in quelle orientali finisce per diventare cattiva coscienza.
Imbambolati e ingabbiati da una certa cultura democristiana e clericale che ci vuole schiavi non della responsabilità individuale ma del senso di colpa (forse l'unico sesto senso che condiziona realmente la nostra quotidianità), fatichiamo a trovare una via di fuga percorribile, anche se quella tracciata da Deleuze e Guattari appare ancora attuale, nonostante le macchine desideranti descritte nell’Anti-Edipo siano state colonizzate da stili di vita che nella realtà dei fatti ci allontanano sempre più dal corpo, dal rilassamento, dal naturale godimento, in modo tale da essere portatrici insane di aspettative che sembrano a portata di mano ma che di fatto risultano irrealizzabili, come fossero terra di conquista di certi brand che, offrendo acqua salata agli assetati, promettono ciò che non può (e non deve!) essere mantenuto.
È molto difficile che una persona qualunque sia consapevole della sua mancanza di contatto fisico, di carezze, di piacere sessuale, di sonno profondo e riposante, di tempo trascorso a fare nulla o arte; sarà più propenso a sentirsi inadeguato a soddisfare i bisogni indotti dalla società postmoderna in cui vive, a sentirsi sbagliato.

Dipingere la musica


Manuela Montenero, durante il nostro incontro, ci ha detto di dipingere per un bisogno personale di comunicazione, con la volontà di arrivare a tutti; la pittura le dà modo di rappresentare sensazioni che non può esprimere a parole. “Quando dipingo è come se componessi una canzone… la musica, complice mio padre, è stata l’influenza più grande per me. In fondo, le mie opere sono erotiche perché nascono sempre da un desiderio di unione della musica con la pittura”.


Se si punta solo al like facile, l’arte rischia di diventare contraffatta


Manuela è giovane e ha - oggettivamente - un grande talento, eppure se ne frega del successo a tutti i costi; si guadagna da vivere lavorando in un bar, non usa molto i social network e il suo obiettivo non è diventare famosa, bensì una donna felice: “Se si punta solo a quel tipo di successo, al like facile, l’arte rischia di diventare contraffatta, perdendo di autenticità. Però sono consapevole che se voglio pagare le bollette facendo arte, oggi l'uso dei social è davvero molto importante. Ad esempio, quando pubblico un mio lavoro su Facebook, capita spesso che qualcuno il giorno dopo mi commissiona un ritratto, per se stesso o per regalarlo al proprio partner”.


L’avvento di un social network meritocratico, trasparente e funzionale al mondo del lavoro sarebbe cosa buona e giusta


Quando le chiedo se le commissioni arrivano anche offline, lei mi risponde che a volte riceve delle richieste durante le mostre, ma anche qui i problemi per gli artisti emergenti non mancano: “Tanti, troppi galleristi chiedono soldi agli artisti per essere presenti nelle mostre che organizzano… e questo non va bene, il loro lavoro sarebbe un altro”.

L'artista soggiogato alle regole del mercato è un paradosso, il critico al guinzaglio del gallerista idem. Se andare alla ricerca dell'autenticità significa sapersi smarcare dalle logiche del mainstream più becero e dal potere dei grandi uffici stampa, e rivolgersi di conseguenza ai lupi sciolti dell'underground, bisogna fare in modo che pure quest'ultimo spazio non venga dominato dal funzionamento di un algoritmo che premia l'engagement di una banalità, così da evitare che il riconoscimento del valore (non solo artistico) sia a discrezione di una folta schiera di utonti più che di utenti.

Sono consapevole che se voglio vivere di arte l'uso dei social oggi è davvero molto importante


La video-intervista


L’avvento di un social network meritocratico, trasparente e funzionale al mondo del lavoro, dedicato non solo agli artisti e agli artigiani, ma anche agli hobbisti e a tutti quei professionisti che fanno il loro lavoro a regola d’arte, con passione, creatività o innovazione, sarebbe cosa buona e giusta.

In attesa di ciò, godetevi la video-intervista di Manuela e la sua pittura (sotto trovate anche dei link utili), tenendo a mente che non si dovrebbe amare un’arte perché si ha bisogno di quell'arte per diventare famosi, ma che si ha bisogno di quell'arte perché la si ama.

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Daniele Piovino
Daniele Piovino
Brand content manager: un figlio, un libro, un sogno. Ho scritto su Rolling Stone, Il Fatto Quotidiano, Bastonate, Write and Roll.

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