Applaudart manifesto

La nostra missione è rimettere la tecnologia al servizio delle persone, rendendo la qualità sul lavoro una risorsa accessibile a tutti.

Valori


Amore per quello che si fa. Ma cos’è l’amore? Uno dei più importanti psicoanalisti di sempre, Erich Fromm, apriva così il suo bestseller L’arte di amare: “È l’amore un’arte? Allora richiede sforzo e saggezza”. Noi crediamo in questa ipotesi. Innamorarsi di un’attività, affrontare con coraggio qualsiasi sacrificio per farla diventare il proprio lavoro, evitando l’errore più comune: amare il proprio lavoro perché se ne ha bisogno, invece di aver bisogno del proprio lavoro perché lo si ama.

Passione come inclinazione per l’attività che si svolge quotidianamente; se è un hobby fa lo stesso. Quello che conta è superare l’alienazione e la riduzione a merce di se stessi, coltivando la propria passione con con dedizione totale di sé. Anche perché, come ci ha ricordato un artigiano che abbiamo incontrato nelle nostre Stories: “la passione non va mai in pensione”.

Perseveranza significa non arrendersi. Fare ciò che si ama fino alla fine. Circumnavigare il mondo, scalare il monte Everest, guardare l’intera maratona post-elezioni di Mentana... niente di tutto questo sarebbe possibile senza perseveranza. E ricordarsi che se il successo non è mai definitivo anche il fallimento non è mai fatale. Volenti o nolenti, siamo tutti guerrieri, non possiamo abbassare la testa nei momenti difficili; se lo facessimo, perderemmo di vista l’orizzonte dei nostri sogni.

Lavoro: se pensiamo a questa parola nel contesto nazionale ed europeo, troviamo sfumature semantiche diverse tra loro; per i francesi e i siciliani lavoro uguale travaglio; e anche a Napoli e dintorni il senso rimane lo stesso: non si va a lavorare, si va a faticare. Per gli inglesi, working corrisponde a lavorare con uno o più strumenti, il che significa fare qualcosa di tecnico. Mentre per chi vive nella macroarea che va da Basilea fino a Rotterdam, lavorare è inteso come creare. Noi pensiamo che ogni lavoro debba essere fatto a regola d’arte (soprattutto in termini di qualità, efficienza, efficacia, sicurezza e affidabilità), e che qualsiasi prodotto, servizio o attività debba rispecchiare il talento personale di un artigiano, artista, commerciante o libero professionista.

Applauso; nell'antichità, gli applausi venivano utilizzati per coprire le grida delle vittime sacrificali durante i riti religiosi. Dalla nascita ancestrale, il gesto di unire rumorosamente i palmi delle mani ha poi assunto molti significati nel corso dei secoli: sociali, estetici, psicologici, artistici. Oggigiorno applaudire può diventare un gesto rivoluzionario. Ecco perché crediamo che ci siano molti applausi da fare in nuovi contesti ancora da scoprire.

Unicità, cos’è? Se la creatività non è per forza di cose la capacità di creare un prodotto originale ma anche la capacità di crearlo in modo originale, cos’è che rende un prodotto unico al mondo? La risposta migliore a questa domanda potrebbe essere quella fornita da Antoine de Saint-Exupéry ne Il piccolo principe: lontano dalla sua rosa, il piccolo principe non smette di pensare a quanto siano importanti l'uno per l'altro, ma quando vede un giardino di rose, rimane perplesso: il piccolo principe pensava che la sua rosa fosse unica al mondo. Ma è in questo momento che la volpe lo illumina: quella rosa per lui è e sarà sempre unica per il tempo che ha speso per amarla e nutrirla ogni giorno della sua vita.

Dono. “Eppur si dona” potremmo dire, nonostante le apparenze ci portino a pensare che nella nostra società non sia così. Donare è importante per instaurare relazioni. Come scrive l'antropologo Marco Aime in una prefazione al famoso Saggio sul dono di Marcel Mauss: "Il dono si nasconde nelle pieghe delle nostre azioni e non ci accorgiamo che molte di queste non sono affatto mosse da logiche utilitaristiche. Intendiamoci, «non utilitaristiche» non significa «gratuite». Il dono non è mai gratuito. Come mise già in evidenza Marcel Mauss, il dono non è una prestazione puramente gratuita, né una produzione o uno scambio puramente a fine di lucro, ma una specie di ibrido. Chi dona si attende un controdono”. Qual è allora la differenza tra donare e un normale scambio mercantile? Quando si pone questo interrogativo a coloro che donano, quando si chiede loro perché donano, emerge un aspetto comune: la libertà. L’assenza di costrizione, vale a dire l’assenza di contratto, di coercizione. Prendiamo un esempio estremo: i donatori di sangue. Persone che donano parte di se stesse senza materialmente ricevere nulla in cambio, tranne un appagamento personale che è uno dei moventi dell’atto del donare. Noi crediamo molto nel dono come atto in grado di instaurare relazioni, come base di una community, come condivisione della conoscenza e dell'esperienza, sia dei professionisti sia delle persone che hanno usufruito di un prodotto o servizio.

Arte; nel Medioevo l’artista è un artigiano, e il suo mestiere è inteso come un’abilità; inoltre, si occupa di tutto il processo di creazione. Successivamente, l’artista-artigiano diventa artista-cortigiano, e il suo ruolo può essere assegnato a pochi eletti. Gli “esclusi” dalla vita di corte ripiegano in una nuova categoria: l’artista-imprenditore, professionista indipendente che lavora in una bottega propria. Il vocabolario Treccani ci dice che, in senso lato, l’arte è la “capacità di agire e di produrre, basata su un particolare complesso di regole e di esperienze conoscitive e tecniche, e quindi anche l’insieme delle regole e dei procedimenti per svolgere un’attività umana in vista di determinati risultati: l’arte del fabbro, del medico, del musicista, eccetera”.

Riconoscimento. Il consumo, in quanto atto di comunicazione, è la richiesta di un riconoscimento sociale del proprio stile di vita. Sebbene sia improprio scrivere di identità del consumatore in quanto il consumatore è un soggetto che non esiste (esiste solamente l’individuo e non è l’atto di acquisto a trasformarlo in ‘altro da sé’), possiamo comunque sostenere che la presentazione di se stessi nella società mediante lo stile di vita, nei contesti reali e virtuali, è una richiesta di veder riconosciuta la propria identità. Per il professionista, il momento della scelta da parte del consumatore è l’atto che decreta il riconoscimento del valore del proprio lavoro, della propria arte.

Tecnologia. Il rapporto uomo-tecnologia si è capovolto: la scienza, da quando è al servizio della tecnologia, non è più al servizio dell’uomo; piuttosto è l’uomo al servizio della tecno-scienza. Di fatto, viviamo nel paradosso: se l’essere umano vuole salvare se stesso e il pianeta, e tornare a vivere un ambiente in cui è la persona ad essere il fine e non il mezzo, lo può fare solo con l’aiuto della tecnologia, tracciando e seguendo economie ecosostenibili, educando alla condivisione della conoscenza, a una utilità virtuosa e non egoistica, al rispetto della natura e non al suo dominio. Per questo abbiamo messo al centro del lavoro la persona oltre al professionista; pensando all’arte non come a una via di fuga, ma come alla via da percorrere per migliorarsi, facendo di qualsiasi lavoro un’attività soddisfacente che si nutre di passione e creatività, non alienante e capace di dare un senso alla vita di ognuno di noi.