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Mad Cat: la gatta eccentrica del burlesque

Maddalena Terracina s'innamora della danza a otto anni. Costretta da un evento tragico a intraprendere una carriera canonica in azienda, tre anni dopo abbandona il posto fisso per inseguire il suo sogno: diventare the kinky cat of burlesque

Il quartiere San Lorenzo a Roma è una mostra a cielo aperto, un'abitudine, un ritornello cantato a squarciagola, la svisata di un violinista innamorato tra disordini di plastica. Incastonati e collegati in serie come lampadine di un vecchio flipper stanno negozi e bar invecchiati come whisky, locali pubblici e privè fuori dal tempo.

Quando arriviamo lì, Michelangelo ed io parcheggiamo rapidi come bradipi e ci incamminiamo verso il luogo dell’appuntamento con Maddalena: Il Mattarello D’oro, una rosticceria scelta durante il viaggio per i suoi calzoni alla parmigiana, una roba che manco Bottura in stato di grazia.

Dopo i saluti con l’acquolina in bocca, iniziamo subito a mangiare. Ne approfitto per chiedere a Maddalena aka Mad Cat di raccontarmi gli highlights degli ultimi quattro anni della sua vita. Nel frattempo Michelangelo modera l’incontro tra una pizzetta ripiena di insalata di pollo e un sorso di birra. Lei intuisce le mie intenzioni e invece di proteggersi d’istinto mi offre il fianco:

— Vuoi sapere chi è Maddalena e chi è Mad Cat?

— Anche.

L'ambivalenza tra Maddalena Terracina e Mad Cat sfiora il bipolarismo:

— Maddalena è una persona disordinata, sempre in ritardo e con la testa tra le nuvole. Caciarona, inguaribile sognatrice, anarchica e capocciona, Maddalena si lancia nelle cose della vita come si lancia l'amo da pesca in un laghetto ghiacciato aspettando che il pesce, assiderato, abbocchi.

Mad Cat è la trasformazione di Maddalena in positivo:

— Mad Cat è puntuale alle prove, con la borsa e le idee organizzate, prima parla di eventuali compensi, cachet, ricchi premi e cotillon e poi si mette al lavoro. Creatrice eccentrica, un po' pazza, un po' buona d'animo, la cosa che la diverte maggiormente è essere impertinente con il pubblico senza mai mancargli di rispetto. Performa prima per se stessa e poi per gli altri, non dimenticando mai che senza un pubblico lei non sarebbe la gatta folle che oggi tutti conoscono.

— C’è un filo che lega queste due anime?

— Sì, tra Maddalena e Mad Cat un filo in comune c'è: l'inquietudine di vivere trasformata in bellezza attraverso la danza e il burlesque. Maddalena e Mad Cat sono due creature inquiete che hanno trovato pace grazie alla luce (del palco).


Sarebbe bello avere un contatto diretto e trasparente per ricevere gli ingaggi, ma senza spam, chiamiamolo così


Prima di abbandonare il tavolo del Mattarello, ci parla dell’intervista rilasciata al programma della Rai Todo Cambia, dove ha raccontato la sua passione per la danza, il rapporto complicato con il padre e la sua prematura scomparsa, avvenimento tragico che l’ha costretta a intraprendere una carriera canonica in un’azienda di telecomunicazioni.

— Ma non poteva durare... pur avendo espletato anche quel compito al massimo, non ero fatta per stare in ufficio.

Così, dopo circa tre anni, decide di lasciare la sicurezza del posto fisso per intraprendere la carriera di performer nel burlesque. Una storia potente la sua, fatta di sorrisi, “sangue, sudore e lacrime” (cit.), che ha le sua fondamenta in quella sottile linea che separa l’incoscienza dal coraggio, il coraggio di una donna che sul panno verde dell’azzardo ha puntato tutto su quello che sentiva dentro, consapevole che si stava giocando la cosa più preziosa: la sua vita.

Mentre Michelangelo risponde al cellulare, le chiedo se oltre alle performance sul palco fa anche altro. Mi dice che insegna danza ai bambini e che alcuni genitori, quando vengono a sapere della sua passione per il burlesque, storcono il naso. No comment.
Per un paio d’anni Maddalena ha anche lavorato come social media manager, una professione che in molti dicono di saper fare ma che in pochi conoscono realmente. Un po’ come avviene con le lingue straniere: sul curriculum tutti sanno parlare inglese.

— Prima di farlo per alcuni clienti, non pensavo fosse così complesso… per la mia promozione online è stato fondamentale imparare a gestire i social a livello professionale. Senza la comunicazione digitale non sarei riuscita a fare sold out nei locali dove mi esibivo da sola o insieme al mio trio, Les pasties rebels.

— Effetti collaterali?

— A volte nelle varie chat dei social arrivano richieste da pseudo stalker che non hanno ancora capito cosa faccio, e cos’è il burlesque.

— Molti uomini non vogliono capire la differenza tra eros e porno, tra l’occhio che vede nella fantasia e l’occhio che si chiude nell’abbandono.

— Purtroppo è così. Sarebbe bello avere un contatto diretto e trasparente per ricevere gli ingaggi, ma senza spam, chiamiamolo così.

— Come facevi a fare tutto? Ad allenarti, insegnare danza, gestire i social, trovare nuovi ingaggi, e ad essere sul palco?

— Dormivo tre ore a notte… è stato un periodo durissimo, a volte mi veniva da piangere, temevo di aver fatto la scelta sbagliata, ma sono andata avanti, ho creduto in me stessa, in quello che amavo e che amo tuttora.

Con la pancia piena e il sole in faccia, non ci rimane che prendere un caffè prima di andare alla Conventicola degli Ultramoderni per registrare intervista e performance. Quando siamo al bancone, tra opinionisti da VAR dello sport e vecchi profeti in pensione, parliamo dei traguardi raggiunti e delle prossime tappe da percorrere.

— Per quanto riguarda i festival internazionali più importanti sulla scena, mi manca Stoccarda, ma ci andrò ad ottobre, mentre per il festival di Praga l’intenzione è quella di esserci, sto aspettando che escano le application per partecipare.

— Come viene vista l’italianità in questa forma di spettacolo?

— Si sa, all’estero gli Italiani sono amati e odiati allo stesso tempo. Per quanto riguarda la mia personale esperienza, posso senz’altro dire che il mio cavallo di battaglia, che si chiama La famosa pizza italiana, è stato uno degli act più richiesti e che hanno girato maggiormente l’Europa, proprio perché in questo act impersono una pin-up italiana anni Cinquanta che finisce per stendere la pizza con il sedere, e il fatto che ci sia una pin-up italiana sul palco viene molto apprezzato all’estero. E dire apprezzato è dire poco.


Dormivo tre ore a notte, è stato un periodo durissimo, a volte mi veniva da piangere, temevo di aver fatto la scelta sbagliata


— Dov’eri cinque anni fa?

— Ero all’inizio della mia carriera, sotto la guida di Albadoro Gala, una super professionista conosciuta a livello mondiale nel burlesque, che per lungo tempo è stata la mia coach… a lei devo molto, direi quasi tutto di quello che mi è stato insegnato, e anche molte delle tappe che ho fatto da performer sia in Italia che all’estero. Cinque anni fa ero una sognatrice che si avvicinava a questo mondo e man mano ne rimaneva sempre più affascinata.

— Dove vorresti essere tra cinque anni?

— Tra cinque anni, spero anche prima (sorride ndr), come tutte le performer auspicano a un certo punto della loro carriera, mi piacerebbe poter calcare il palco della Burlesque Hall of Fame, a Las Vegas. È la competizione di burlesque più importante al mondo.

Maddalena ci offre i caffè e a questo punto ci dirigiamo verso la Conventicola. A quell’ora il quartiere sembra più vivo che mai; in quei marciapiedi crepati dalla quotidianità, tra locandine fedeli alla linea e pusher imboscati, passano sante donne e bagasce, barbe bianche e studenti fuori corso, mamme con figlie uniche dal viso eguale e il culo tondo.

Quando entriamo nella Conventicola, Michelangelo ed io ci guardiamo in faccia per smaltire la sensazione di sentirsi catapultati indietro nel futuro. Dopo aver dato un’occhiata al palco e alle luci, seguiamo Maddalena nel camerino che nel frattempo è impegnata con il trucco.

— Cosa significa fare di se stessi un brand, essere una performer nella vita di tutti i giorni?

— Significa proprio essere e non fare. C’è una bella differenza. Io ritengo di essere una performer sempre, questo non significa che recito quando sono fuori da un palco, vivo la mia quotidianità con sostanza, concretezza, ma è esattamente la stessa cosa che faccio quando sono sul palco. Essere una performer nella vita di tutti i giorni significa che scendi per fare la spesa e le persone che ti conoscono tramite i social o gli spettacoli ti lanciano messaggi di stima, soprattutto le donne.


Siate autentiche, vi costerà caro, ma siate voi stesse


— Ricordi la tua prima esibizione?

— Sì, è stata una nottata di tensione... ricordo che ero alla Bottega degli artisti e fuori dal backstage sentivo il pubblico bello caldo e numeroso, come prima volta è stata davvero impattante. E ricordo perfettamente che ero preoccupata dal fatto di scordarmi delle parti di coreografie, ma non ero assolutamente preoccupata di dovermi spogliare davanti a degli sconosciuti… la memoria per noi artisti è fondamentale. Sinceramente pagherei oro per vedere i video di quella prima volta, anche per confrontare quell'ansia di allora con la disinvoltura che ho acquisito oggi.

— Il tuo sogno nel cassetto?

— L’ho tirato fuori e lo ho tra le mani: sto tentando di diventare una performer riconosciuta a livello mondiale.

— Hai 90 anni e sei arrivata alla fine della tua brillante carriera. Le tue allieve ti chiedono un unico consiglio con il quale ricordarti per l'eternità. Cosa rispondi?

— Siate autentiche, vi costerà caro, ma siate voi stesse.

Quando, terminata l’intervista, Maddalena Mad Cat entra sul palco e muove i primi passi, inizio a capire pienamente cos'è il burlesque. (Nulla di metafisico o trascendentale, anche perché non credo nei miracoli, ne ho visti troppi). Lo aveva capito Friedrich Schiller secoli fa: “l'uomo è completamente uomo solo quando gioca”. È tramite il gioco e le sue regole che l’essere umano può raggiungere la libertà cavalcando la fantasia. Quindi il burlesque è sì uno spettacolo, un’illusione, una forma d’arte, una qualità della luce, una nostalgia, ma non è questo insieme di cose la sua essenza; lasciarsi trascinare da una magia implica altro. Ecco perché il burlesque è soprattutto un gioco, un gioco che ha oltrepassato gli argini del tempo.

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Daniele Piovino
Daniele Piovino
Brand content manager: un figlio, un libro, un sogno. Ho scritto su Rolling Stone, Il Fatto Quotidiano, Bastonate, Write and Roll.

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