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Le regole da seguire per costruire un Personal Storytelling di valore

Terza parte della nostra guida sul Personal Storytelling dedicata a tutti i liberi professionisti che vogliono raccontarsi su ApplaudArt per far conoscere a nuovi potenziali clienti chi sono, cosa fanno e come lo fanno (con amore, ça va sans dire)

Le regole per fare un Personal Storytelling di valore


Per questa terza parte, incentrata sulle regole e su altre considerazioni utili per costruire un Personal Storytelling di valore, abbiamo deciso di rivolgere un paio di domande ciascuno ad Andrea Bettini e Francesco Gavatorta, autori del testo Personal storytelling: costruire narrazioni di Sé efficaci, un testo che offre una panoramica stimolante su un argomento diventato di fondamentale importanza per tutti i lavoratori autonomi e liberi professionisti di qualsiasi settore, data la sua centralità in qualsivoglia strategia volta a coinvolgere vecchi e nuovi clienti.

Andrea, quali sono le regole del Personal Storytelling?

Nel libro abbiamo proprio dedicato un'ultima parte su quelle che abbiamo definito le 4 regole + 1 del Personal Storytelling. Abbiamo giocato su quel +1, perché l'ultimo punto non è una vera e propria regola, ma quasi un'esortazione a iniziare a raccontarsi, dal momento che il racconto è vita. Al di là che ascoltare e raccontare storie fa parte non solo della nostra dimensione umana, ma pure della nostra modalità di interpretare tutto ciò che ci accade, come diciamo spesso ha anche una componente terapeutica: mettere su carta la propria storia, a prescindere che poi vogliamo condividerla completamente o meno con gli altri, ci obbliga a metterci in ascolto di noi stessi, cosa non sempre così facile da fare.


Mettere su carta la propria storia ci obbliga a metterci in ascolto di noi stessi, cosa non sempre così facile da fare

Detto questo le regole del Personal Storytelling sono:

- essere se stessi. È l'unico esercizio nel quale non si può copiare, non perché non valga, ma perché sarebbe inefficace. Ognuno deve trovare la modalità per esprimere la propria unicità;

- non uscire dalle regole. Occorre rispettare le diverse "grammatiche" dei canali di comunicazione che abbiamo a disposizione. Con un solo esempio: se sei su un determinato social network, ricordati che tipo di contenuti si prestano meglio per raccontare chi sei o cosa fai su quella piattaforma e soprattutto qual è il linguaggio consono da utilizzare in quell'ambiente;

- non rinnegare nulla. È una regola aurea che le aziende sanno molto bene (anche se non sempre la osservano), ma è altrettanto importante nell'ambito della narrazione del sé. Se "quella volta" hai deciso di pubblicare un contenuto perché ti sentivi di farlo, non rinnegare di averlo fatto, cercando magari goffamente di eliminarlo, ma spiega, motiva perché ti sembrava giusto in quel preciso momento condividerlo;

- non aver paura di rinnovarsi. Fondamentalmente dobbiamo essere curiosi. Oggi funzionano determinati social rispetto ad altri, come alcuni linguaggi sono più immediati di altri. La sfida è quella di curare la propria narrazione ed essere pronti a sperimentare quelle nuove modalità che potrebbero diventare particolarmente utili per veicolare il proprio racconto. Non dobbiamo innamorarci degli strumenti, ma amare e far innamorare gli altri alla nostra storia.


La sfida è quella di curare la propria narrazione ed essere pronti a sperimentare

Si può creare empatia?


Andrea, vorrei affrontare con te anche un ragionamento sull'empatia. Secondo te, è possibile crearla attraverso il racconto personale? Empatia è un concetto che negli ultimi anni ha assunto un grande valore in vari settori grazie ai risultati di diverse ricerche antropologiche e neurologiche e alla potenza di alcune pubblicazioni in ambito psicologico (penso a Intelligenza Emotiva di Daniel Goleman). Risultati che hanno dimostrato come l'empatia sia un elemento umano che ha un peso decisivo nell'intelligenza emozionale e di conseguenza nella capacità di coinvolgere la persona (o un gruppo di persone) che ci sta ascoltando. Per questo, l'empatia continua ad influenzare molti processi e metodi di lavoro in diversi ambiti della comunicazione e del marketing, come la User Experience.

L'empatia non si crea. L'empatia si materializza nel momento stesso che il racconto personale è autentico. È un processo in divenire, dove man mano che mi svelo con autenticità innesco un principio di immedesimazione in colui che sta leggendo, guardando o ascoltando la mia storia. Ci si ritrova nel racconto dell'altro. Il che genera emozioni e quella straordinaria sensazione di sentirsi parte di un qualcosa più grande di noi. È rassicurante e destabilizzante allo stesso tempo. È la potenza del racconto.


Quella straordinaria sensazione di sentirsi parte di un qualcosa più grande di noi. È rassicurante e destabilizzante allo stesso tempo. È la potenza del racconto


Avviene un allineamento di identità. Come quando in macchina fermi a un semaforo s'incrocia lo sguardo di un'altra persona all'interno della sua autovettura o dal finestrino del nostro treno in partenza la nostra esistenza incontra quella di un altro passeggero seduto sulla carrozza di un altro vagone che va in direzione opposta. L'empatia è questa. È il riconoscersi nell'altro, che magari poco conosciamo, ma che ne avvertiamo forze e fragilità.


L'empatia è questa. È il riconoscersi nell'altro, che magari poco conosciamo, ma che ne avvertiamo forze e fragilità


Gli strumenti principali del Personal Storytelling


Francesco, entro a gamba tesa anche con te con una domanda secca: quali sono gli strumenti principali del Personal Storytelling?

Difficile a dirsi. D'altronde è come chiedere a qualcuno che sente il bisogno di raccontare una storia di cosa ha bisogno. Alcuni scelgono la penna, altri la danza, altri ancora la pittura. Quali sono gli strumenti principali del racconto del Sé, allora? Probabilmente possiamo dire la consapevolezza della propria identità e della propria voce, oltre che del modo migliore per tradurre un'esperienza in racconto. Ecco, forse sono questi gli strumenti principali per operare un buon lavoro. Sono strumenti diversi da semplici matrici o canvas, o piattaforme con cui digitalizzare un contenuto: sono più frutto di un lavoro sul proprio Io, che però aprono lo spazio a una riflessione più ampia: chiunque può raccontarsi al meglio.







Quali sono gli strumenti principali del racconto del Sé, allora? Probabilmente possiamo dire la consapevolezza della propria identità e della propria voce, oltre che del modo migliore per tradurre un'esperienza in racconto.



Come trovare l'equilibrio giusto tra vita professionale e vita privata nel Personal Storytelling?


Francesco, ognuno di noi decide cosa raccontare della propria vita privata, ma esiste secondo te un metodo per trovare l'equilibrio giusto tra vita professionale e vita privata nel racconto personale, soprattutto quando questo racconto è utilizzato in ambito lavorativo?

Non è assolutamente un discorso semplice. Entrambe sono parti della nostra vita. Entrambe quindi meriterebbero di presenziare in un contesto di narrazione complessiva del Sè. C'è un però: parlare di Sè significa mettersi a nudo, a maggior ragione in un contesto complesso come quello in cui viviamo. Costruire quindi un percorso che tenga conto di ciò che siamo disposti a dire, e quanto poi questo dia un valore reale alla totalità del racconto, è centrale e indispensabile.


Il trucco forse sta nel riuscire a non... uscire da quel contesto tutto nostro di equilibri percettivi che abbiamo della nostra vita


Faccio un esempio: quanto il mio ruolo di padre può rendere ancora più di valore la restituzione che faccio al mio pubblico? O quanto può connotarmi il fatto che sia appassionato di boxe? Sono due parti della mia dimensione che possono concretamente diventare esperienza per il lettore, dando ancor più specificità alla mia narrazione personale. Sono però anche due parti di me che tengo a non condividere almeno sui miei canali pubblici, a meno che non sia strettamente necessario. Le mie ragioni? Perché sono intime, appunto, sono sfere di me che mi appartengono a che, se messe insieme al resto, non darebbero al racconto più valore, proprio perché io per primo non le riterrei consone.







Costruire quindi un percorso che tenga conto di ciò che siamo disposti a dire, e quanto poi questo dia un valore reale alla totalità del racconto, è centrale e indispensabile.



Il trucco forse sta nel riuscire a non... uscire da quel contesto tutto nostro di equilibri percettivi che abbiamo della nostra vita, non sentendoci obbligati a dover per forza condividere parti di noi che riteniamo troppo preziose. La mentalità 2.0 ci ha educato a credere che tutto possa diventare parte del nostro modo di socializzare (d'altronde i social ti invitano a condividere ogni tuo momento, offrendo una feature per tutto) ma in realtà, in questo senso ci vuole più attenzione.

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Qualche anticipazione sulla nuova edizione di Personal storytelling: costruire narrazioni di Sé efficaci


Andrea, un'anticipazione sulla nuova edizione di Personal storytelling?

Credo che abbiamo fatto un lavoro importante. Sicuramente lo è stato in primis per noi come autori. Ci siamo rimessi a studiare. Ci siamo interrogati su ciò che non funzionava nella prima edizione e su come migliorare ulteriormente ciò che aveva già un suo valido costrutto. Alcune parti sono state riscritte completamente e altre sono state rese più fluide. Il tutto nell'ottica di dare strumenti operativi, per far intraprendere fin da subito al lettore la sua personale narrazione.

Sono presenti anche testimonianze di valore di esperienze legate all'utilizzo di questa metodologia e soprattutto abbiamo cercato di sottolineare che il personal storytelling non è un modalità per incensare il proprio ego, ma la porta di accesso per prendere maggiore consapevolezza di sé e condividere ciò con gli altri. Anche perché il nostro racconto esiste solo nel momento in cui qualcun altro ne viene a conoscenza.


Il personal storytelling non è un modalità per incensare il proprio ego, ma la porta di accesso per prendere maggiore consapevolezza di sé e condividere ciò con gli altri


Francesco, chiedo anche a te un'anticipazione sulla nuova edizione di Personal storytelling.

Sarà un'edizione molto più ricca della prima. Con Andrea abbiamo lavorato sodo per proporre un testo che fosse di valore e riuscisse ad andare incontro anche a quei lettori che ci hanno chiesto di più, leggendo la prima edizione. Ci siamo guardati e ci siamo detti: "Cosa serve per migliorare, allargare, approfondire?". Facendo così, abbiamo praticamente raddoppiato il numero di pagine, arricchendo di modelli e riflessioni nuove tutto il manoscritto.

Di valore anche i contributi che ospiteremo: siamo felici di avere fra le nostre pagine interventi di professionisti incredibili come Riccardo Cucchi o Mariangela Pira, che gentilmente si sono prestati a raccontarci il loro punto di vista... Insomma, c'è tanta ricchezza di buoni contenuti, che potranno estendere egregiamente il punto di vista.


Siamo felici di avere fra le nostre pagine interventi di professionisti incredibili come Riccardo Cucchi o Mariangela Pira


ApplaudArt: un motore di ricerca e un social network tutto in uno


Raccontare le esperienze legate alla propria attività professionale (Personal Storytelling) è quindi diventato indispensabile per aumentare - oltre alla visibilità - anche il coinvolgimento dei clienti, vecchi o nuovi che siano.

Internet, si sa, è ormai il mezzo più utilizzato per ospitare la narrazione di personal brand e professionisti, perché offre l’opportunità di metterli in contatto con miliardi di potenziali clienti.

Da qui nasce l’idea di realizzare ApplaudArt: un motore di ricerca in grado di individuare i lavoratori autonomi e i liberi professionisti di tutta Italia, legato internamente a un social network che permette di conoscerli gratuitamente ancor prima di affidare loro un lavoro. Come?

Da parte degli utenti, la conoscenza dei professionisti iscritti su ApplaudArt avviene sia tramite la visione dei post condivisi da quest'ultimi (post in cui raccontano, oltre ai loro prodotti e servizi, anche chi sono sul piano umano, di che pasta sono fatti, quali sfide hanno deciso di accettare, qual è la passione che li fa saltare giù dal letto la mattina e quali sogni hanno scelto di realizzare), sia tramite l'utilizzo gratuito e senza intermediari di una chat.

Questo perché la mission di ApplaudArt è infatti quella di permettere a tutti gli utenti non solo di trovare ma anche di conoscere i professionisti di cui hanno bisogno, per creare con loro un legame di fiducia che inneschi un passaparola online molto più potente di quello offline.

Se fino a poco tempo fa credevamo che essere tra i migliori significasse superare i nostri competitor (per poi ritrovarsi ad acciuffare altro stress invece che i propri sogni...), oggi sappiamo che essere tra i migliori significa superare se stessi, e alcuni di noi, durante il lockdown, lo hanno capito pienamente.

Essere tra i migliori significa farsi trovare pronti, significa attitudine al cambiamento, essere tra i migliori significa saper vivere il momento, significa essere qui e ora: essere tra i migliori è uno stato mentale.

Significa migliorare il lavoro dei nostri collaboratori con il proprio, significa capacità di pensare al tempo come al passato che costruisce il presente, e non il contrario; significa saggia impulsività, ragione e pulsione nello stesso istante; significa percepire quando è il momento di cambiare e non tirarsi indietro.

Anche perché in fondo è vero che assomiglia all'ingenuità la saggezza: se vogliamo qualcosa che non abbiamo mai avuto, dovremmo provare a fare qualcosa che non abbiamo mai fatto. Ché tanto, come ha scritto Nelson Mandela, gli uomini - quando sono tali - non perdono mai: o vincono o imparano.

Se sei un lavoratore autonomo, un hobbista o un libero professionista e vuoi provare ApplaudArt, puoi farlo registrandoti gratuitamente cliccando qui.

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Daniele Piovino
Daniele Piovino
Web content editor. Ho scritto su Rolling Stone, Write and Roll Society, MOW, HTML.it, Il Fatto Quotidiano, Bastonate.

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