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Giuliano Baglioni: la passione non va in pensione

Un percorso di vita fatto di passione e pennellate di tenacia. Così Giuliano Baglioni si dimostra capace da più di quarant’anni di testimoniare la sua fedeltà alla Bellezza

Qualcuno una volta mi chiese: “Com'è l'illuminazione? Com'è il risveglio?”. Gli raccontai allora di quel barbone di Londra che si sta sistemando per la notte. É riuscito a malapena a procurarsi una crosta di pane da mangiare. Tuttavia, giunge fino all'argine del Tamigi. Sta scendendo una pioggerellina leggera, e così si rannicchia nel suo vecchio cappotto sbrindellato. È lì lì per addormentarsi quando improvvisamente compare una Rolls-Royce guidata da un autista. Dall'auto esce una ragazza bellissima che gli dice: “Pover'uomo, ha intenzione di passare la notte qui sull'argine?”. Il barbone risponde: “Sì”. E la donna: “Non posso permetterlo. Verrà a casa mia e trascorrerà una notte piacevole, dopo aver consumato una buona cenetta”. E insiste perché l'uomo salga in macchina. Poi escono da Londra e arrivano in un luogo dove la donna possiede una splendida magione, circondata da un parco immenso. Vengono accolti dal maggiordomo, al quale la donna dice: “Per favore, James, assicurati che quest'uomo venga sistemato negli alloggi della servitù e che venga trattato bene”. James esegue. La giovane donna si è svestita e sta per andare a letto quando all'improvviso le viene in mente il suo ospite. Così, s'infila qualcosa e attraversa il corridoio, fino agli alloggi della servitù. Vede che dalla fessura della porta della stanza in cui è stato alloggiato il barbone filtra un filo di luce. Bussa piano alla porta, la apre, e trova l'uomo sveglio. Allora gli chiede: “Cosa c'è, buon uomo, non ha avuto una buona cena?”. E lui risponde: “Mai mangiato così bene in vita mia, signora”. “Ha abbastanza caldo?” chiede lei. “Sì, grazie, il letto è caldo e confortevole” risponde lui. Allora lei dice: “Forse ha bisogno di compagnia. Perché non mi fa un po' di posto?”. Così dicendo gli si avvicina, lui le fa posto e cade dritto nel Tamigi.

Questa storia l’ha scritta Anthony de Mello in un suo libro che si chiama Messaggio per un'aquila che si crede un pollo. Il messaggio in questione potrebbe essere riassunto così: quando sarai pronto a barattare le tue illusioni con la realtà, la vita assumerà un significato e diventerà splendida; perché, in fondo, non è la realtà ad essere problematica: il problema sei tu.

La scelta di introdurre l’intervista a Giuliano Baglioni con questa storia ha a che fare con la sua capacità di abbracciare la vita senza illusioni, e al contempo di vedere spazi dove altri vedono muri; ha a che fare con il nostro manifesto.
In un mondo senza primavere, sono i cavalli pazzi come Giuliano la nostra speranza, la nostra meraviglia.


Perché hai scelto di fare arte?

L'arte non si sceglie, è l’arte che ti sceglie.


Qual è il tuo rapporto con la tradizione dell’arte della ceramica di Orvieto?

È un rapporto fortissimo, un legame che mi porto dietro da quando ero ragazzo. Ho lavorato nel settore della ceramica da giovane, l'ho ripreso da circa sette anni dopo aver rincontrato Franco Giorgi, uno dei più grandi ceramisti italiani, un artista con una grande capacità di vedere la materia e la forma.


Come hai iniziato?

Il percorso è nato dopo aver frequentato l'istituto d'arte qui ad Orvieto. Avendo studiato grafica pubblicitaria e fotografia, le prime esperienze riguardavano l’arte applicata al settore industriale. Successivamente ho seguito altre traiettorie che mi hanno dato la possibilità di sviluppare un discorso basato sul mio modo di concepire la vita oltre che l'arte. Diciamo che dal 1991 è iniziata un'evoluzione che ha trasformato completamente la mia azienda.

Alcuni Maestri del passato che hai avuto occasione di incontrare e che hanno lasciato un segno nella tua sperimentazione pittorica?

Tanti. A vent’anni ho gravitato intorno alla galleria d'arte Maitani, qui ad Orvieto, galleria gestita da Giulio Montanucci, dove hanno esposto i maggiori artisti contemporanei. Ho attinto tantissimo da Bruno Canova, Ugo Attardi, Renzo Vespignani, Jules Maidoff, ma l’artista più vicino a me è stato Livio Orazio Valentini, che tra l’altro è stato anche il mio insegnante di Disegno all’Istituto d’Arte.
Sono in molti a vedere nelle mie opere il segno del Maestro Valentini, e questo mi fa molto piacere. La grande lezione che ho appreso da lui riguarda la riverenza e il timore del foglio bianco. Secondo Valentini, per affrontare questa paura bisogna prendere tempo temperando la matita, ma non con il temperino, bensì con un coltellino, in modo da avere più tempo a disposizione per riflettere. Bisogna essere pronti a tutto, perché il foglio potrebbe reagire anche male (sorride ndr).


Secondo Stendhal la passione non è cieca ma visionaria. Quanto è importante la passione nel tuo lavoro?

È fondamentale, perché questo mestiere non si può fare senza passione, e dalla passione non si va in pensione. Come quando ami una donna, è la passione che ti porta a intraprendere con lei un percorso. Gli artisti sono passione-dipendenti o non sono.



[...] L'arte non si sceglie, è l'arte che ti sceglie



Come arriva l’ispirazione per le tue opere?

L’ispirazione arriva dalle esperienze di vita. Sicuramente non arrivano per un’esigenza commerciale. Nel momento in cui mi rapporto con il cliente, è fondamentale che quest’ultimo riesca a capire questo aspetto personale.


Mi racconti l’ultimo progetto che ti ha dato particolari soddisfazioni?

L'ultimo progetto è stato quello dedicato all'opera del Caravaggio. Quattordici quadri in cui ho inserito delle figure estrapolate dalle sue opere iconografiche. È stato un progetto ambizioso, in cui avevo il timore di finire per scimmiottare un mostro sacro come il Caravaggio. Ho pensato quasi per un anno agli elementi utili per affrontare questo progetto. Innanzitutto, la storia dell'immagine. E poi mi interessava utilizzare pochissimi colori, utilizzando una materia più moderna.

Cosa rappresenta per te l'arte etrusca?

Molti dei miei lavori degli ultimi anni sono legati all'idea di un rinnovamento dell'arte etrusca, perché al suo interno possiamo notare degli elementi fondamentali. Il nero del bucchero, ad esempio, racchiude tutti i colori, e questa peculiarità mi ha sempre affascinato. All'interno di quel nero c'è una storia di colore primitivo. Non a caso, ho realizzato una mostra dedicata al nero che si chiamava Neroluce. L’ho fatta per mettermi in gioco con questa sommatoria di colori, con questa assenza di colori, cercando di estrarre quella luce che il nero racchiude.


Per una personalità poliedrica come la tua, quali sono le difficoltà maggiori che ti capita di dover risolvere quotidianamente per far conoscere i tuoi lavori?

Sul piano commerciale, le difficoltà maggiori riguardano il target, l'arte per tutti oggi non esiste più.


Quanto sono importanti i premi e i riconoscimenti nelle tue attività artigianali ed artistiche?

Sì, sono importanti. Nel corso degli anni ne ho ricevuti diversi, ma credo che il riconoscimento più grande sia il rinnovarsi della fiducia del cliente.



[...] Gli artisti sono passione-dipendenti o non sono



Come capisci se una tua opera è stata apprezzata più delle altre?

È una domanda che mi sono fatto più più volte. Un aspetto che ho notato, ad esempio, è che la gran parte delle persone che entrano nel mio studio prestano maggiore attenzione ad alcuni miei quadri dedicati a delle figure angeliche. È qualcosa su cui sto lavorando, ma non sul piano commerciale, bensì sul piano dell’idea.


In che modo riesci a trovare nuovi clienti?

In questo momento i nuovi clienti arrivano principalmente attraverso la bottega, mentre i vecchi clienti che ritornano da me sono un buon 50%, e questa è una cosa che apprezzo molto, perché l'idea di stringere un legame con delle persone che poi si prolunga nel tempo con i loro figli o nipoti è una cosa molto bella. Non a caso io sono rimasto profondamente amico con tutti i miei clienti.


Cosa consiglieresti a chi vorrebbe creare Bellezza attraverso l’arte o l'artigianato?

Il primo consiglio è quello di essere molto tenaci. Di sicuro, bisogna avere la mente aperta e accettare gli input che vengono dall'esterno, non fossilizzarsi su metodologie o preconcetti che il modo di lavorare oggi prevede. L’arte non è industria e non riguarda la grande diffusione.

Ci sono figure professionali che fatichi a trovare per promuovere il tuo lavoro?

Sì, speravo in passato di riuscire a trovare delle figure commerciali che potessero veicolare i miei oggetti, ma non ci sono riuscito. A tutt'oggi, l'unica persona, oltre a me, che riesce a svolgere questo lavoro è mia figlia. Credo che molto dipenda dal fatto che noi artigiani e artisti raccontiamo delle storie personali, e raccontare storie personali senza averle vissute non è semplice.


I centri storici delle città italiane riescono ad attrarre molti turisti, ma spesso gli artigiani che hanno ancora la loro bottega in centro non riescono a comunicare in modo efficace. Credi che la comunicazione digitale possa sopperire a queste difficoltà?

Sicuramente sì. Oggi il turista è un turista che vede la città che sta visitando attraverso lo schermo del telefonino prima ancora che con i propri occhi.


In riferimento alla tutela dell'arte e dell'artigianato, come è cambiata nel tempo questa città e l'Italia in generale?

Non vorrei parlare di politica, ma il rapporto tra arte e società chiama in causa degli aspetti politici, sia sul piano locale che nazionale. Senza dubbio, l’arte non ha la considerazione che merita. In questo senso, mi viene in mente l’affermazione di un politico locale: “Prima di occuparmi delle problematiche artistiche e culturali, io devo fare le fogne”. Che dire? Mi sembra che riassumi perfettamente la questione.



[...] Oggi il turista vede la città che sta visitando attraverso il telefonino prima ancora che con i propri occhi



Ti piacerebbe collaborare con qualche artista che apprezzi particolarmente?

Le collaborazioni tra artisti sono complicate perché di solito l’artista è un individualista incredibile, e anch'io lo sono. Quello che vorrei non è una collaborazione con altri artisti di tipo fattivo, ma di tipo ideologico, così da poter elaborare dei concetti di arte contemporanea che potrebbero dar vita a delle esperienze nuove.


L’artista più importante del Novecento e perché?

Probabilmente Fontana: ha letto dietro la tela.

L’ultima volta che ti sei innamorato?

Stamattina (sorride ndr).


Per cosa vorresti essere ricordato dai tuoi figli?

Questa è una grande domanda. Io sono stato un grande incomodo per i miei figli. Probabilmente loro hanno pensato che la mia tenacia nell’intraprendere questo percorso fosse stata così forte da prevaricare quello che loro potevano dare. Forse questo problema c’è stato a livello inconscio, non so, ma quello che vorrei lasciare come segno è un esempio di caparbietà.


Hai 90 anni e sei arrivato alla fine della tua brillante carriera. I tuoi "discepoli" ti chiedono un unico consiglio con il quale ricordarti per l'eternità. Cosa rispondi?

Io non vado in pensione, sono arrivato a 90 anni ma non vado in pensione, e quindi dovete aspettare ancora per qualche tempo.

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Daniele Piovino
Daniele Piovino
Brand content manager: un figlio, un libro, un sogno. Ho scritto su Rolling Stone, Il Fatto Quotidiano, Bastonate, Write and Roll.

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