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Federico Badia: scarpe diem

Si può diventare Maestri artigiani a soli trentuno anni? Sì, e se non ci credete, è perché non siete mai stati nella bottega di Federico Badia. Il suo segreto? L’umiltà, quella virtù che è sempre stupenda, tranne quando la si esercita nella dichiarazione dei redditi.

Un giorno, ricordo, fui costretto a spiegare la differenza tra Essere e Non Essere a una bella ragazza che era venuta a Cinecittà per fare un provino.
— Come ti chiami? — le chiesi
— Patrizia e ho vent’anni — mi rispose.
— E che vuoi fare nella vita?
— Voglio fare l’attrice, oppure la velina.
— Ma vuoi fare l’attrice per Essere o per Non Essere?
— Per essere, per essere attrice.
— D’accordo; io allora ti spiego che cos’è l’Essere dell’attrice e che cos’è il Non Essere dell’attrice. Se tu vuoi fare l’attrice per diventare famosa, per vedere le tue foto sulle copertine delle riviste, per mettere gli autografi, per andare in televisione come ospite e per fare molti soldi, sappi che tutte queste cose messe insieme rappresentano il Non Essere dell’attrice, ovvero l’apparire.
— E l’Essere che cos’è?
— È quella cosa che senti dentro quando ti accorgi che la persona che ti sta davanti ha riso o si è commossa. E già, perché in quel momento ti rendi conto di essere stata “veramente” un’attrice, cioè di aver trasmesso un’emozione che non era tua, ma dell’autore, a un altro individuo che si chiama spettatore, e questa sensazione vale per tutto i mestieri del mondo e, chissà, forse vale anche per i non mestieri.


Questo aneddoto è tratto da un libro di Luciano De Crescenzo. Qualcuno di voi dirà “e che ci azzecca Luciano De Crescenzo con le creazioni in pelle di Federico Badia?”. Beh, tralasciando il fatto che il padre di De Crescenzo era un intagliatore di pelli, diciamo che dopo aver letto l’intervista e guardato l’ultimo video dovrebbe essere tutto più chiaro.


Quando hai iniziato a fare questo lavoro?

Ho iniziato molto tempo fa, ero giovanissimo, lavorando dopo la scuola in una pelletteria. Nel corso degli anni la passione per questo lavoro è diventata sempre più forte, e mi ha permesso di imparare il mestiere. Poi nel 2011 ho deciso di aprire la mia bottega qui ad Orvieto.


Non hai mai frequentato un corso di formazione?

Sì, ho fatto un corso ma, senza voler sembrare arrogante, diciamo che potevo insegnare io ai ragazzi che frequentavano quel corso. Questo mestiere in realtà l’ho imparato a Roma grazie al mio Maestro, che per due anni mi ha insegnato gli aspetti fondamentali di questo lavoro. Successivamente ho fatto pratica a casa, partecipando ai vari mercatini di artigianato. Attualmente in Italia non ci sono dei veri corsi di formazione per chi è interessato a realizzare scarpe fatte a mano. E mi riferisco anche a quei corsi che costano davvero tanto. Secondo me l’obiettivo di questi corsi non è quello di formare nuovi Maestri ma di fare il maggior profitto possibile.



Poi capii che non stavo cercando una retribuzione, un lavoro, ma un Maestro disposto ad insegnarmelo


A Roma ci sono ancora tanti Maestri su questo settore?

No, ce ne sono sempre meno. Negli ultimi dieci anni molti di loro hanno smesso o sono andati in pensione. Di fatto, non c'è stato nessun ricambio generazionale. Anche quando ho iniziato io era molto difficile trovare un Maestro disposto ad insegnare il mestiere. Ho chiesto per tanto tempo nelle varie botteghe romane se avevano bisogno di un ragazzo da assumere. Le risposte che ricevevo erano sempre negative. Poi capii che non stavo cercando una retribuzione, un lavoro, ma un Maestro disposto ad insegnarmelo. È stato difficile perché avevo comunque bisogno di un sostegno economico almeno per pagare l’abbonamento del treno da Orvieto a Roma, quindi nel fine settimana lavoravo come cameriere.



Qual è il futuro dell'Artigianato secondo te?

Spero che l’artigianato italiano non scompaia mai, le persone ne hanno bisogno, ed è fondamentale per un Paese come il nostro. Secondo me l’artigianato italiano potrà sopravvivere solo puntando sulla qualità, cercando il miglior materiale possibile, senza compromessi. Naturalmente anche la manifattura è molto importante, cercando sempre di migliorare se stessi e i dettagli dei prodotti. Un altro aspetto da curare con attenzione riguarda il rapporto con il cliente, perché la sua fiducia è fondamentale, anche perché è il vecchio cliente che può portare nuovi clienti grazie al passaparola. Ma per sopravvivere l’artigianato deve soprattutto evolvere, questo significa aprire le porte alle nuove tecnologie digitali e ai social network, nella consapevolezza che si deve cercare di essere sempre un passo avanti rispetto alla concorrenza.


Partecipi ad alcune fiere dell’artigianato?

Non più. Quando hai una bottega che ha molto lavoro da portare avanti, è difficile avere il tempo necessario per partecipare alle fiere. Fare tutto al massimo non è possibile, in ogni periodo bisogna scegliere cosa è più importante per la tua attività.


Qual è il tuo rapporto con la comunicazione digitale?

Ho un account su Facebook e Instagram. Non la sfrutto al massimo perché io e mia moglie siamo molto impegnati qui in bottega, e come puoi immaginare, non si può fare tutto da soli. Ma sono strumenti molto importanti oggigiorno.


Come valuti il successo nel tuo lavoro?

Io sono contento di come sta andando la mia attività, le commissioni aumentano in modo costante, e i clienti sono soddisfatti. In riferimento a questi aspetti, posso dire che siamo una bottega di successo.


Come arrivano i nuovi clienti?

Arrivano soprattutto grazie al passaparola, che per il momento è la pubblicità che preferisco.



Per sopravvivere l’artigianato deve soprattutto evolvere, questo significa aprire le porte alle nuove tecnologie digitali


Come nascono i nuovi modelli di calzature o di borse?

Nel periodo invernale c'è meno richiesta, e quindi ho un po' più di tempo per pensare alla creazione di nuovi modelli che mi serviranno come vetrina. A volte nascono dalle esigenze dei clienti. C’è stato chi mi ha portato qui in bottega modelli di scarpe di 50 anni fa che non trovano più. In questi casi preferisco non copiare quel vecchio modello, ma reinterpretarlo, metterci qualcosa di mio, in modo da creare un modello originale.


In cosa conviene investire e cosa conviene evitare per ottenere risultati concreti nel tuo mestiere?

Oltre all'acquisto dei materiali, l’investimento che un artigiano può fare è risparmiare sul tempo, perché si sa che il tempo è denaro. Una cosa che ho imparato di recente è dire di no ad alcune richieste dei clienti; è stato uno dei più grandi investimenti che ho fatto finora, perché mi ha fatto risparmiare un sacco di tempo e di soldi. Se ad esempio un cliente mi chiede una scarpa leggera, senza struttura, col fondo di gomma... Ecco, a una richiesta simile dico no, mi dispiace ma mi rifiuto di realizzare una scarpa del genere. E mi sono reso conto che dire no a un cliente del genere, significa guadagnare il doppio impiegando il tempo a disposizione per realizzare le scarpe su misura come si deve.


Per cosa vorresti essere ricordato da tuo figlio?

Per mio figlio vorrei essere un bell'esempio. Non solo come padre, ma anche per quello che ho realizzato in tutta la mia vita, le scelte che ho fatto. Avere il rispetto e la stima di un figlio credo che sia il top per qualsiasi uomo.


Hai 90 anni e sei arrivato alla fine della tua brillante carriera. I tuoi "discepoli" ti chiedono un unico consiglio con il quale ricordarti per l'eternità. Cosa rispondi?

Rimanete umili e onesti, perché un lavoro come il mio è vita.

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Daniele Piovino
Daniele Piovino
Brand content manager: un figlio, un libro, un sogno. Ho scritto su Rolling Stone, Il Fatto Quotidiano, Bastonate, Write and Roll.

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