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Eleonora Montagnana: dalla classica al pop grazie alle sonorità di un violino elettrico

La giovane Eleonora Montagnana vanta collaborazioni di fama internazionale, e in compagnia del suo violino ha già suonato al teatro Ariston del Festival di Sanremo

Il violino classico, sin dalla sua nascita nel periodo Barocco (XVI sec.), è sempre stato uno degli strumenti simbolo della musica classica.
Per quanto riguarda il violino elettrico, è a metà degli anni Novanta, soprattutto in California, che alcune rock band iniziarono a sperimentare le prime commistioni. La particolarità di questo strumento è proprio quella di poter produrre sonorità versatili grazie all'elettronica, e allo stesso tempo simulare alla perfezione il suono di un classico violino.

Il talento di Eleonora Montagnana può essere una valida dimostrazione del potenziale di un violino elettrico.
Laureatasi a pieni voti al Conservatorio di Trieste nel 2012, Eleonora è una ragazza triestina che si è approcciata allo studio della musica all'età di otto anni.

Ad oggi, ha collaborato con importanti compagnie, sia italiane che estere, fino a suonare, nel febbraio del 2017, in teatri come quello dell'Ariston.

Violinista di formazione classica, attualmente è conosciuta in ambito pop, grazie alla sua partecipazione a programmi televisivi, collaborazioni discografiche e concerti.
Ha affiancato artisti di fama tra cui: Paola Turci, Le Vibrazioni, Loredana Bertè, The Kolors, Mina, Mika, Renato Zero, Nek e tanti altri.

Il richiamo della musica


"Mi sono avvicinata al mondo della musica senza avere una guida in famiglia o senza sapere bene cosa volesse dire suonare questo o un altro strumento. Me lo sentivo dentro, con quell'intuizione che solo i bambini hanno. Uno strumento che al massimo vedevo in televisione, nelle grandi orchestre della Rai, e che mi affascinava moltissimo. Poi un giorno, in campagna da mia nonna, ho sentito suonare le prime note a mia cugina che, come molti bambini, ha lasciato lo studio del violino dopo le prime fatiche inappagate. Ho provato subito affinità per la manualità di questo strumento e dopo due anni a supplicare i miei di iscrivermi ad un corso finalmente hanno ceduto. Con il senno di poi, sicuramente un po’ il materiale genetico avrà influito, perché la mia bisnonna Eleonora suonava la fisarmonica."


Mi sono avvicinata al mondo della musica senza avere una guida in famiglia. Me lo sentivo dentro, con quell'intuizione che solo i bambini hanno


Perché il violino elettrico?

"Erano anni che ci pensavo, anche se inizialmente la questione "elettrico" era per lo più una possibilità di amplificazione. Di fatto i primi tempi ho usato il violino classico in discoteca con un pick up che prendesse solo le vibrazioni dello strumento e non il rientro della sala. Due anni fa ho preso coraggio e sono uscita dagli schemi, acquistando il mio primo violino elettrico (dopo essermi assicurata che avesse un'ottima manualità e che non perdessi la mano). Non appena ho scoperto nuove possibilità di suono e un nuovo tipo di musica che prima guardavo con sospetto, come capita a molti che venerano la musica classica a discapito di altre forme musicali, ho capito che è possibile amare entrambe, senza “offendere” i capostipiti della classica."

Molto spesso coloro che nutrono una passione per la musica, la abbandonano sin dal bagliore dei primi insuccessi o dei primi ostacoli, scettici di come sopravvivere con la sola musica al proprio seguito.

"Il contesto originario che mi ha premiata di tante fatiche è stata la mia prima tournée all'estero in Terra Santa, trasmessa in mondovisione. Ho partecipato per due anni consecutivi, dapprima in orchestra, tramite l'audizione all'Orchestra Giovanile Italiana, e poi come solista per la sigla iniziale, a seguito di una serie di coincidenze incredibili. Da quel momento ho davvero capito quanto la musica regali l'opportunità di viaggiare molto e di vivere situazioni irripetibili, come suonare nella Chiesa della Natività a Betlemme. Ricordo ancora il primo aereo preso da sola a Trieste e mio padre che mi salutava con uno sguardo orgoglioso di chi ha capito che allora è possibile una vita all'insegna della musica."

L'eco della musica si è fatto sentire dalla Francia, dal lontano Qatar e dall'India, dove di recente conti delle tournée musicali.

"I referenti esteri hanno sempre dimostrato un rigore ed aspettative molte alte. La differenza sostanziale tra l'Italia e l'estero è sicuramente nel feedback ricevuto dal pubblico. Lo sappiamo bene quanto la musica italiana venga apprezzata all'estero."

C'è un altro aspetto che distingue le tue tournée italiane da quelle estere?

"Quando mi capita un’esperienza in posti che probabilmente non avrei potuto vedere, mi emoziono davvero tanto e ho la conferma di fare il lavoro più bello del mondo, nonostante le grandi fatiche e le cadute di percorso."


Ho incontrato artisti incredibili, le cui capacità unite alle mie competenze possono davvero creare qualcosa di unico

Il tuo violino non è circoscritto a concerti o palcoscenici orchestrali, ma si allarga anche ad orizzonti diversi, come quelli dei flashmob o dei matrimoni; tant'è vero che portare la musica ai matrimoni rappresenta attualmente gran parte del tuo lavoro.

"L’idea di suonare ai matrimoni è nata per caso, perché appena arrivata a Bologna amici di amici mi chiedevano se potessi allietare la loro cerimonia. Questo capitava sempre più spesso, fino a rappresentare, oggi, l'80% del mio lavoro. Suonare ai matrimoni per alcuni è soltanto un ripiego ma io invece ho pensato che potesse fare la differenza. Negli ultimi anni ho sviluppato molti format evolvendomi anche dal punto di vista tecnologico."

La dimensione televisiva e delle collaborazioni artistiche


Il contesto televisivo ha sicuramente delle dinamiche differenti da quelle che prendono forma in ambito orchestrale e/o teatrale, partendo dalla gestione del tempo per le prove.

"Si passa molto tempo in attesa di questioni puramente televisive, poi magari in poco tempo si deve provare un pezzo assegnato all'ultimo momento, trasportando ad orecchio la tonalità. La gestione dello strumento con i microfoni e l’ascolto in cuffia rendono sicuramente più difficile l’armonia tra l'orchestra ed il singolo. Oltre all'aspetto musicale, poi si sa, lo spettacolo è pur sempre spettacolo, e quindi bisogna metterci quel qualcosa in più a partire dal sorriso".

Dopo "l'obbligata" gavetta, da cui passano necessariamente tutti coloro che vogliono fare musica, l'obiettivo è quello di arricchire il bagaglio personale e musicale, aprendo le porte alle collaborazioni. Passare sotto l'ala di grandi artisti come Riccardo Muti e Gabriele Ferro ha lasciato il segno?

"Lavorare con questi mostri della direzione ti cambia davvero il modo di suonare, stare in orchestra e concepire la musica. Sensibilità musicali così forti fanno venire voglia di vivere al massimo l’impegno e la passione per la musica. Con Muti, purtroppo, ho il vivido ricordo di un’esperienza di totale imbarazzo: ero seduta in fondo all'orchestra con a fianco una ragazza straniera, per una produzione di collaborazione con diverse orchestre giovanili. Ho starnutito, la ragazza mi ha detto salute e io l’ho ringraziata. Ho sentito il gelo attorno e ho scoperto gli occhi di ghiaccio di Muti puntati su di me, che ha fermato l’intera orchestra per questa interferenza. Provavo a guardare dietro di me fingendo di non essere io la causa del disturbo ma non ha attaccato! Ho sicuramente imparato che a certi livelli non puoi far correre nulla!"

Nuovi progetti


Come sfrutti il tempo libero che hai a disposizione?

"Al momento sto sviluppando un progetto fatto di musiche inedite e proiezioni con la tecnica del body mapping. Ho incontrato artisti incredibili, le cui capacità unite alle mie competenze possono davvero creare qualcosa di unico. È un progetto che può raggiungere risultati incredibili, anche per eventi di grandissime proporzioni".

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Silvia Pulini
Silvia Pulini
Laureata in Giurisprudenza ed accantonati gli articoli sui generis del Codice Civile e del Codice Penale, sono alla presa con articoli di tutt'altro genere.

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