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Chiedi a John Fante: come si diventa scrittori ai tempi di internet?

"Non è perché ho avuto una storia d’amore che ne faccio un romanzo. È immondo pensarlo". Questa cintolata la disse Deleuze diversi anni fa. Sono parole condivisibili, ma allora come si diventa scrittori? E come riuscirci dopo un decennio di social? A 80 anni dalla pubblicazione del capolavoro Chiedi alla polvere, abbiamo pensato di "chiederlo" allo scrittore di origini abruzzesi John Fante

È l'otto novembre del 1939 quando il trentenne John Fante scrive queste parole a sua madre, Maria Capolungo: "Il mio nuovo libro esce oggi e da quello che sento ha tutta la possibilità di far guadagnare tantissimi soldi".
Il nuovo libro è Ask the Dust (Chiedi alla polvere), ed è il romanzo che lo renderà famoso in tutto il mondo.


Dio Onnipotente, voglio essere onesto. Ti farò una proposta. Fai di me un grande scrittore e io tornerò alla Chiesa. A proposito, Signore, devo chiederti un altro favore: fa' in modo che mia madre sia felice. Del vecchio non mi interessa; lui ha il suo vino e la sua salute, ma mia madre si tormenta sempre. Amen.

Fante sente il bisogno di fornire rassicurazioni alla madre. Per lei, matriarca abruzzese, nutre una tenera devozione, consapevole delle bastonate che ha ricevuto dalla vita; vita che le ha dato, tra le altre cose, un marito che abbraccia più volentieri la bottiglia che la moglie.

A lei vorrebbe evitare anche la preoccupazione di un figlio fallito, sbarcato nella Città degli Angeli per diventare scrittore e inghiottito dalla melma dei suoi sobborghi purulenti. Chiedi alla polvere, scrive Fante alla mamma, "è un lavoro molto ben fatto e ha una delle più belle copertine che io abbia mai visto".


O pagavo o me ne andavo: così diceva il biglietto che la padrona mi aveva infilato sotto la porta. Era un bel problema, degno della massima attenzione. Lo risolsi spegnendo la luce e andandomene a letto.


In quel novembre del '39, mentre l'Europa è già in fiamme, Fante è ossessionato dal denaro e il motivo principale è uno: la fame, che è anche fame di farcela.
La realtà americana ha i suoi tempi e i suoi tiranni: urgono il riscontro sociale e artistico. Per questo motivo, la lettera che scrive alla mamma il giorno 23 sembra un quaderno contabile: Pascal Covici, della Viking Press, gli ha offerto 200 dollari al mese per un anno intero, con un conto aperto di 3.500 dollari; altri editori gli hanno promesso 3.000 dollari ciascuno e, se le previsioni si avverano, il prossimo libro gli frutterà 50 mila dollari. "Sto indicando queste cifre", scrive, "perché so che interesseranno più a te che a me".


Ho un consiglio molto semplice da dare a tutti i giovani scrittori. Non tiratevi mai indietro di fronte a una nuova esperienza. Vivere la vita fino in fondo, prendetela di petto, non lasciatevi sfuggire nulla.


La Los Angeles di quegli anni è una città dove, insieme all'american dream, sguazzano storie sporche e cassaintegrate alla Bukowski, storie che in pochi hanno il coraggio di mettere su carta.

(Nota a margine: fu proprio grazie ad Arturo Bandini, l’alter ego letterario di Fante, che Bukowski trovò la sua dimensione letteraria, come raccontò lui stesso: “Rimasi fermo per un attimo a leggere, poi mi portai il libro al tavolo con l’aria di uno che ha trovato l’oro nell'immondezzaio cittadino. […] Presi in prestito il libro e me lo portai in stanza, mi sdraiai sul letto e ripresi a leggerlo, ma prima ancora di finirlo capii che l’autore era riuscito a elaborare un suo stile particolare. Il libro era Chiedi alla polvere e l’autore era John Fante, che avrebbe esercitato un’influenza duratura su di me").


Caro signor Mencken, in questi giorni mi fortifico con pesanti dosi di Nietzsche che, con tutti i suoi piccoli errori, è la migliore medicina al mondo.


Figlio di immigrati italiani, Arturo Bandini è un ventenne presuntuoso, irritabile, ma anche sensibile e autentico. Vive in una fatiscente camera in affitto (che spesso non riesce a pagare), ma gli basta immaginare il futuro che lo attende per non sentirsi perso. Vuole diventare a tutti i costi uno scrittore, o meglio, vuole essere riconosciuto per quello che sente di essere: un grande scrittore.

Ma in fondo è solo un modo guascone per colmare l’insicurezza che lo corrode: sa di essere un immigrato italiano, un grease, e sa di non avere ancora una storia d’amore da raccontare (Deleuze si sarebbe preoccupato dopo una decina di pagine).

Dove Camilla e io eravamo stati a fare il bagno, i primi tempi che ci frequentavamo. Mi fermai a guardare i frammenti spumeggianti, la nebbia misteriosa. La rividi correre nella schiuma rombante, giocare eccitata dalla libertà gioiosa del momento. Oh, Camilla!


Più avanti, Bandini s'innamora di Camilla Lopez, una cameriera di origini messicane orgogliosa e testarda quanto lui, ma il rapporto fra i due sarà assai tormentato, segnato da atteggiamenti ostili, incomprensioni e insulti; ad eccezione di alcuni istanti. Su tutte, forse la scena simbolo è quella che si svolge sulla spiaggia, dopo il bagno notturno nell'oceano, nudi e avvolti in una coperta, con Bandini stretto in quel desiderio paralizzante.

Se per Fante fu necessario migrare da Boulder (Colorado) a Los Angeles alla ricerca della svolta definitiva, oggi un aspirante scrittore dove dovrebbe migrare per trovare quello che sta cercando? Immaginare un parallelismo tra una ricca megalopoli americana del 1939 e il web del decennio che si sta per concludere potrebbe sembrare azzardato, ma ci restituisce una visione più equilibrata sulle opportunità che l'evoluzione digitale ha portato con sé.

Visione che permette anche di rispondere con consapevolezza alla domanda iniziale (come diventare scrittori ai tempi di internet?), guardando il bicchiere mezzo pieno.
Innanzitutto, è possibile trovare i contatti giusti (editori seri, agenzie serie) restando spalmati seduti sul divano di casa, e inviare il proprio manoscritto con un click. Nel caso in cui si abbia il desiderio di autopubblicare il proprio lavoro (però prima si consiglia di farlo leggere a un addetto ai lavori, evitando come la peste amici e parenti), è possibile pubblicarlo online evitando di accendere un mutuo per stampare le copie in tipografia (date un'occhiata a Strade Bianche o a Crowdbooks, per dirne un paio).


Presi la copia del mio libro, del mio primo libro, la aprii e scrissi a matita sul risguardo: "A Camilla, con amore, Arturo". Percorsi un centinaio di metri verso sud-est e, con tutta la forza che possedevo, gettai il libro nella direzione che lei aveva preso.


Anche considerare le piattaforme tipo Medium o il social Applaudart come degli spazi dedicati in cui esercitarsi per tirare fuori la propria voce sarebbe cosa buona e giusta, senza tra l'altro snobbare le cosiddette critiche costruttive tra i feedback più o meno aspri. E poi, per alzare due soldi, non bisogna dimenticare quei siti e quelle testate online che ancora pubblicano pezzi validi pagando i collaboratori esterni in modo dignitoso.
Alla fine, oltre a vivere e a leggere, ciò che conta è scrivere scrivere e scrivere, ché lavorare duro supera il talento se il talento non lavora duro.

Lo sentivo quest'odio, potevo quasi annusarlo, o udirne il suono, ma sogghignai di nuovo. – Lo spero bene, ribattei. – Chi si attira il tuo odio non può essere altro che un tipo in gamba.


Per molti, John Fante è stato un uomo fortunato e sfortunato allo stesso tempo: ha creato il mito letterario dell’immigrato che ce la fa (vendicando Il Primo Dio del più sfortunato Emanuel Carnevali), e ha scritto un paio di capolavori; ma nel momento dell’oblio, ha dovuto scrivere sceneggiature hollywoodiane senza passione, solo per andare avanti (gli capitò di lavorare anche con uno dei migliori autori della commedia all'italiana, Rodolfo Sonego).


Tornando alla domanda: "Come si diventa scrittori?", forse sarebbe più corretto chiederci: "Chi sono io che scrivo? Chi divento?".


Con la sua tecnica meta-letteraria, è riuscito a costruire un protagonista memorabile, un personaggio sfaccettato i cui tentativi di diventare scrittore diventano l’infrastruttura stessa della sua narrativa (specchio a loro volta delle fatiche del padre muratore): una scrittura autobiografica che cerca di smarcarsi dalla dialettica tra finzione e verità, capace di risolvere la propria ambiguità in un’auto-riflessione, e di dare sicurezza al suo autore anche grazie alla sua forza terapeutica.

 

Ma anche questo va bene, è tutta esperienza. Sono qui per una ragione ben precisa; questi momenti – il lato brutto della vita – si trasformeranno in altrettante pagine.


Per questo, tornando alla domanda: "Come si diventa scrittori?", forse sarebbe più corretto chiederci, per usare il linguaggio di Deleuze e chiudere il cerchio: "Chi sono io che scrivo? Chi divento?". E quel divenire percepirlo come il primo passo per evitare di scrivere romanzi non solo mediocri, ma soprattutto immondi.


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John Fante è ancora oggi uno degli scrittori americani più amati, anche dagli scrittori stessi. E forse l’aneddoto che segue rappresenta la sintesi conclusiva per comprendere non solo lo scrittore che ha scritto Chiedi alla polvere e La strada per Los Angeles, ma anche l’uomo Bandini, quello che ha scritto Full of life, La confraternita dell’Uva e dettato a sua moglie i suoi Sogni di Bunker Hill.


Impossibile ritrovare la mia solitudine, dopo che se ne fu andata, o sfuggire al suo strano profumo.


Aneddoto: nel 1980, Bukowski va a trovare John Fante al Motion Picture Hospital, una clinica per gente del mondo dello spettacolo. Entra nella sua stanza e dopo un po’ gli chiede: “Ehi John, che fine ha poi fatto la ragazza di Chiedi alla polvere?”.
Fante era ormai messo male, più di là che di qua.
“Quella bitch, alla fine era lesbica”.

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Daniele Piovino
Daniele Piovino
Brand content manager: un figlio, un libro, un sogno. Ho scritto su Rolling Stone, Il Fatto Quotidiano, Bastonate, Write and Roll.

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