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blide.zone

Angelo Marrazzo, il surfista che con Blide.zone porta la California a Milano

Blide.zone, l'avventura imprenditoriale del giovane trentenne milanese, è un punto d'incontro digitale (e non solo) tra artigiani costruttori, i cosiddetti shapers, e gli appassionati di surf e skate in cerca di tavole artigianali customizzate.

Il surf e lo skate fino a pochi anni fa erano realtà circoscritte, ma oggi questi due mondi stanno ampliando i propri orizzonti, al punto tale che alle olimpiadi di Tokyo 2020 faranno il loro spettacolare debutto olimpico tra gli sport blasonati. Non si tratta più di una passione solo americana, quindi, ma di un movimento che sta prendendo sempre più piede, in Italia come nel resto del mondo.

È proprio la forza dirompente del movimento che ha spinto Angelo Marrazzo, ideatore e fondatore di Blide.zone, ad imbarcarsi in un progetto sperimentale che abbraccia in un colpo solo il mondo del surf e dello skate. Si tratta del primo shop online italiano dedicato alla personalizzazione di tavole da surf e da skate: una piattaforma rivolta, in primis, all'incontro tra shaper e rider, con l’obiettivo di promuovere non solo il divertimento adrenalinico degli sport da tavola, ma anche e soprattutto il valore del lavoro artigianale Made in Italy.

L’idea si accende nella testa di Angelo 3 anni fa, dall'intenzione di far confluire in un serio progetto imprenditoriale una passione innata per il surf e la soluzione ad un problema reale.

Infatti, nonostante la disciplina sia arrivata in Italia negli anni ’70, e già dai primi ’80 siano nate le prime botteghe di shapers nostrani, la maggior parte delle tavole che entrano nel nostro paese proviene ancora dal mercato orientale, forte di grandi produzioni e di un impianto seriale che garantisce prezzi bassi.

Conscio della qualità, della reputazione e del talento degli artigiani italiani, è proprio in opposizione a questo meccanismo di mercato che Angelo getta le basi del suo progetto: creare un sistema che renda molto più semplice l’accesso a tavole customer artigianali, rigorosamente Made In Italy.

Paradossalmente, a limitare la crescita della produzione artigianale in questo settore non sono tanto i prezzi, ma la mancanza di un punto d'incontro tra produttori e riders. Per sopperire a tali carenze comunicative, Angelo fonda una comunità in cui gli artigiani possono dar libero sfogo alle proprie capacità, affidando alla piattaforma l’onere della pubblicizzazione e della vendita.


Raccontando la sua idea, Angelo ha raccolto man a mano la fiducia dei primi artigiani, andando a selezionare e a profilare ognuno di loro, fino a costituire uno zoccolo duro di shapers che rispondono ad alti parametri qualitativi.

Una cerchia destinata ad ampliarsi, che attualmente conta 7 laboratori attivi in settori diversi: tavole da surf, complementi d’arredo/oggettistica, mute e tavole da skate.

Come portare il surf a Milano


Certo, l’Italia si sarà pure convertita alla febbre del surf, ma la scelta di “portare il surf a Milano” sembra comunque controcorrente, ma ha radici che affondano nel trascorso di Angelo.

L’amore per il surf è una malattia molto difficile da curare all’ombra della Madonnina, proprio da queste esigenze Angelo e alcuni amici surfisti avevano dato vita a Onderoad Surf Collective, una community il cui principio fondante era offrire supporto a ragazzi e ragazze desiderosi di avvicinarsi al mondo del surf pur vivendo lontano dal bagnasciuga.

Così Onderoad Surf Collective ha iniziato a fare spola da Milano in Liguria o in Toscana, offrendo ai partecipanti attrezzature gratuite per scoprire il surf prima di essere completamente indipendenti, organizzando i trasferimenti con mezzi propri, come una sorta di BlaBlaCar del surf, una comunità in grado di incarnare il vero spirito del movimento, ovvero la condivisione di una passione e di un’esperienza comune.

La tempesta prima della quiete


Proprio dall’esperienza di Onderoad, cresce in Angelo il desiderio di compiere un passo importante verso un progetto imprenditoriale, anche se vivere di surf lanciando un progetto autofinanziato è più difficile di cavalcare un'onda.

Impiegato a tempo pieno, ha dovuto fare i conti con la definizione di un piano che fosse sostenibile non solo a livello economico, ma anche a livello di tempo.

Tuttavia, dall'idea sino alla realizzazione del progetto, nuove problematiche si sono presentate alla porta, quelle tipiche di un progetto che nasce coi piedi per terra (anzi, in acqua) ma si materializza in un prodotto digitale.

Dopo il tentativo fallimentare di affidare ad un’agenzia esterna la realizzazione del portale, Angelo ha preso in mano le redini della situazione, ricostruendo tutto dalla base e rendendolo un sito completamente autogestito.


Il successo o il fallimento di prodotti 100% digitali dipende in larga parte dalla visibilità che si riesce a dare loro, per questo la maggior parte delle risorse è stata dedicata alla rivisitazione dei testi in chiave SEO, e a strategie volte ad aumentare la visibilità di Blide.zone, per migliorarne il posizionamento nei motori di ricerca.


Oggi pochi progetti si realizzano senza competenze digitali, che la maggior parte delle volte possono essere acquisite solo a furia di sbatterci la testa.


Ma facendo un’analisi a posteriori, ciò che ha funzionato e continua a funzionare nel progetto Blide, non è tanto l’unicità informatica, bensì quella comunicativa: grazie anche allo spazio riservato al blog, alle interviste con gli artigiani, alla creazione di eventi e di workshop.

Angelo non si limita a vendere tavole, ma si pone come voce autorevole in materia surf, in grado di attirare l’attenzione di shaper, surfisti e skater sia online che offline. Un esempio è il Surf Jam, l’evento nato come incontro (una Jam appunto) tra artigiani che amano il surf e lo skate che il 14 Settembre 2019 vedrà la sua seconda edizione al Nimbus Surfing Club di Marina di Pietrasanta.

Con lo stesso desiderio di costruire un progetto il cui valore che non sia rinchiuso in una piattaforma online, Blide.zone crea numerosi workshop: un modo originale non solo di vendere le tavole, ma soprattutto di far conoscere alle persone quello che c’è dietro le tavole, facendole avvicinare al mondo della lavorazione, di sensibilizzarle sul valore reale dell’artigianalità e permettendo ad ogni surfista di vivere in prima persona l’esperienza emozionante della nascita della propria tavola.

Ambiente e lavoro: i capisaldi del progetto



Blide.zone è una realtà con obiettivi molto alti, un’iniziativa che vuole porsi come il marchio di qualità per eccellenza del surf italiano, il Custom Made in Italy.

Alla luce di questo, per Angelo è importante entrare in contatto con artigiani propositivi, che rispettino standard qualitativi, tempi e modalità di lavoro, che guardino al progetto come un progetto comune: una sorta di cooperativa, basata sulla fiducia, ma anche sull'importanza dei feedback dei clienti.

Tra i valori che sorreggono Blide.zone, però, non c’è solo la qualità dei prodotti finiti, o il riconoscimento del giusto valore all'artigianalità, ma anche la volontà di investire in artigiani giovani, un gruppo di under 30 volenterosi di imparare e di crescere insieme, sfruttando le potenzialità del digitale.

Per ultimo, ma non da ultimo, l’attenzione per l’ambiente, che nel progetto Blide.zone si materializza nella realizzazione di mute eco-friendly.

Al contrario di quanto si pensi, il surf è un’industria ad alto impatto ambientale: la produzione di tavole da surf e di mute è infatti un’attività molto inquinante, che solo negli ultimi tempi ha stimolato la ricerca di alternative più sostenibili. Una di queste è Yulex, la bio-gomma inventata da Patagonia, il cui brevetto è stato rilasciato gratuitamente dal brand e sapientemente raccolto da Angelo per creare una linea di mute da uomo alternative al classico neoprene.

La situazione si complica quando si parla di tavole da surf, che allo stato attuale non si prestano molto volentieri a un corretto percorso di riciclo: quelle fatte con il classico polistirolo degli imballaggi per essere riciclate andrebbero scuoiate, quelle in materiale plastico nascondono sostanze tossiche, e quelle in legno, comunque inquinanti per l’utilizzo di resina.

L’intenzione di rivoluzionare anche questo processo c’è: attualmente, infatti, è in contatto con una ricercatrice del Politecnico di Milano per creare un surrogato di resina completamente biologica.

Staremo a vedere.
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Silvia Pulini
Silvia Pulini
Laureata in Giurisprudenza ed accantonati gli articoli sui generis del Codice Civile e del Codice Penale, sono alla presa con articoli di tutt'altro genere.

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