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Alessandro Mannucci: il punto di incontro tra Instagram e la tv del futuro

Alessandro Mannucci è il conduttore dello strabiliante Turisti per DMax in cui fa da guida in un’Italia di tesori trash nascosti. Il suo Instagram è pieno di selfie in cui ironizza sempre su stesso e sulla sua pancia nuda. Le sue Stories sono come dei veri e propri programmi tv e la tv non è un riferimento casuale


«Se i social network fossero esistiti quando avevo vent'anni probabilmente non sarei mai più uscito di casa. Avrei fatto i miei format tutto il giorno... Un programma di politica a pranzo con ospite mio padre, al pomeriggio un programma sportivo con quelli del bar sotto casa e così via». Una confessione del genere non è semplice, specie se si hanno più di quarant'anni e ci si trova a conversare con un’opinione pubblica generalmente spaventata dallo strumento dello smartphone.


Io faccio queste cose e le farei anche se non ci facessi una lira



Siamo in un punto storico in cui i social sono qualcosa a cui nessuno riesce a rinunciare, ma che in pochi vivono serenamente. C’è un intrinseco senso di colpa che tassa il tempo che ci spendiamo su e ci fa chiedere: ho davvero bisogno di questa roba? Perché non sono a fare un giro al parco invece di guardare video di presse idrauliche che distruggono oggetti?

Il motivo lo spiega benissimo Alessandro Mannucci, autore televisivo, conduttore dello strabiliante Turisti per DMax in cui fa da guida in un’Italia di tesori trash nascosti, musicista e (anche se lui dice di no) comico. Non il comico classico che fa le battute a Zelig (anche se su quel palco ci monta una volta a settimana ormai), ma una figura 3.0 di uomo simpatico e telematico, che ci strappa un sorriso in piccoli video, status, battute, risposte ai fan. Oggi è cambiato il modo di intrattenere e forse anche quello di ridere, motivo per cui Mannucci è una figura a cui ancora non è stato dato un nome ben preciso.

L’aspetto palese e liberatorio dello sbirciare i social di Mannucci è che subito uno rimane impressionato dalla loro genuinità. «Io faccio queste cose e le farei anche se non ci facessi una lira. Son contento di aver fatto Turisti per DMax ma se non dovessimo rifarlo, continuerei a fare le mie stories perché mi piacciono. Tipo adesso a grande richiesta (2 persone) mi hanno chiesto di fare Cine Mannucci, una rubrica di cinema che vorrei metter su».


Scorsese ci ha insegnato che è figo vedere dei ciccioni mafiosi sotto la musica delle Supremes: è come il gorgonzola e noci, lui ha messo insieme due elementi della cultura pop creando una miscela fortemente autorale



Per molti il suo utilizzo dello strumento social pare ciarliero, controverso, ma per lui le stories sono un prolungamento della fantasia. Una forma di anti stress nelle lunghe giornate passate a scrivere i copioni e a fare il padre. Mannucci è un caso abbastanza raro di uomo over 40 che usa i social come un ragazzino. È iper compulsivo, a volte si aliena durante una conversazione per controllare il telefono («Una cosa odiosa in cui sto molto migliorando») ma gli viene facilissimo comunicare direttamente coi suoi utenti.


La sua bacheca Instagram è piena di selfie in cui ironizza sempre su stesso, sulla sua panza nuda, sulla quantità smodata di cibo che riesce a ingerire, sui suoi viaggi in giro per il mondo alla ricerca delle cose più strane. Più è goffo e più fa ridere, il contrario di come ci vorrebbero i social: tutti fighi!

Le stories invece sono come dei veri e propri programmi tv e la tv non è un riferimento casuale. «Sono cresciuto davanti alla televisione e sono finito a lavorarci per caso, ma alla tv devo tutto» mi racconta in una trattoria in zona Loreto a Milano. Ma io al caso non credo. Mannucci sta alla televisione di oggi come il cacio sui maccheroni. Non ti fanno fare un programma tv a caso, te lo fanno fare perché hanno visto che sei in grado di farlo. Nessuno glielo ha confermato ma pare che quando è partita l’idea di Turisti per DMax il cavallo di troia per conquistare i capi della rete fossero state proprio le sue Instagram stories..


Sono cresciuto davanti alla televisione e sono finito a lavorarci per caso

Le allora celebri (per me e molti altri nerd) L’Italia a Misurina d’uomo. Ovvero una serie di stories che Alessandro chiama giustamente “format” pubblicate su Instagram nei lunghi momenti di pausa sul set di Camionisti in trattoria, la trasmissione di Chef Rubio in cui Mannucci fa l’autore.

Le stories devono il nome e tanta della loro forza a Emanuele Misurina, il fonico della trasmissione che si prestava nel fare da spalla a Mannucci semplicemente stando muto o dicendo cose a caso, fuori contesto, divertentissime.

Pare dovesse essere Misurina il coprotagonista della trasmissione tv, ma il suo essere schivo non era studiato a tavolino, quindi si dice abbia ceduto volentieri il posto al giovane Wiki Pedro, influencer fiorentino con qualche decina di migliaia di follower.

«L’Italia a Misurina d’Uomo… che bello! L’ho sempre fatto perché mi piaceva, non ho mai pensato che potesse interessare a qualcuno. Credo che chi se le va a vedere abbia una qualche evidente forma di perversione» scherza Mannucci mentre sbrana il suo menù extra large e mi rimprovera per essere magro. La potenza di quelle scenette stava tutta nell'astrazione, che è la base per la comicità grottesca di Alessandro, definito (da me) su Rolling Stone “il Pozzetto della mia generazione”.

E come tutti quelli della mia generazione è iper acculturato, dimostra un amore folle per i viaggi, il cinema e la musica, poiché è nato e cresciuto in un contesto esperenziale in cui toccavi con mano questi argomenti. In mano a uno come lui, Instagram non è più il luogo in cui spiare Fedez e Chiara Ferragni, in cui sentirsi bisognosi di finire in un rehab per disintossicarsi dai fatti degli altri, ma diventa una piacevole esperienza ludica.

Come tutti quelli della mia generazione è iper acculturato, dimostra un amore folle per i viaggi, il cinema e la musica



«Instagram è stato il primo social che ti faceva scegliere le musiche legate all’immagine. Scorsese ci ha insegnato che è figo vedere dei ciccioni mafiosi che spaccano la testa a uno sotto la musica delle Supremes. Era un binomio sconosciuto prima. È come il gorgonzola e noci, lui ha messo insieme due elementi della cultura pop creando una miscela fortemente autorale».
Quindi cari genitori, non preoccupatevi troppo che i social piallino la mentalità dei vostri figli: come vedete ci sono casi in cui funzionano solo da potenziamento.

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Ray Banhoff
Ray Banhoff
Scrivo e scatto foto. Ho pubblicato "Fie". Il mio nuovo libro si chiama "Vasco Dentro – prova ad essere me".

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